«Questa cosa poi, cred'io, non riguarda che me medesimo.»
«Vorrei però sperare, ser cavaliere, che a tal cambiamento non avessero data origine i sospetti ingiuriosi al mio onore, destatisi, o per meglio dire che Fitzurse cercò destare, nell'animo vostro.»
«Oh! in tali cose non prendo consigli che da me medesimo. Lo sapete il proverbio: il diavolo ride se il ladro ruba al ladro, e per altra parte sappiamo che il fuoco e le fiamme dell'inferno non ratterrebbero un templario dall'abbandonarsi all'impeto delle sue passioni.»
«Nè il condottiero d'una banda franca dal temere per parte d'un amico e d'un collega que' trattamenti ch'egli è solito fare agli altri.»
«A nulla or giova il rimprovero di rimbalzo. Mi basta conoscere quai principii di morale professi l'ordine de' Templarii per non somministrarvi da me medesimo l'occasione di togliermi una preziosa conquista che tanti rischi mi costa l'assicurarmi.»
«Ma nella presente circostanza che temete, o Bracy? Vi sono però conosciuti i nostri voti.»
«E anche in qual guisa li rispettate. I codici amorosi, ser Templario, vengono interpretati assai liberamente in Palestina, e nella presente bisogna non mi sento di confidar nulla alla vostra coscienza.»
«Ebbene, Bracy, sappiate dunque la verità. Non saprei che farmi della vostra dea dagli occhi azzurri. Contemplando le nostre prigioniere ho veduti due begli occhi neri. Quelli, quelli mi han conquistato.»
«Che ascolto? Vi degnereste della cameriera?»
«No, sul mio onore. I miei sguardi non si abbassano tanto; pure fra le nostre prigioniere trovo una preda che equivale ben alla vostra.»