«Che significano queste maschere» tai detti volse a quella gente Cedric; «e a che giovano? Crede forse il vostro padrone che noi ignoriamo ove ne abbian condotti o il nome di chi ne tien prigionieri? Ditegli» continuò il Sassone premuroso di cogliere tale occasione per negoziare la sua libertà «dite a Reginaldo Frondeboeuf, che vediam bene come per trattarne in sì fatta guisa egli non possa avere altro motivo se non se una insaziabile cupidigia di arricchire a nostre spese. Ebbene! cediamo alla sua rapacità, come date eguali circostanze, cederemmo a quella d'un assassino. Proponga egli il riscatto che pretende, e lo pagheremo se sarà proporzionato alle nostre facoltà.»
Lo scudiere scalco per tutta risposta fece un rispettoso inchino.
«E ditegli ancora» soggiunse Atelstano «che lo sfido a duello ad ultimo sangue, sia a piedi o a cavallo, e in quel sicuro luogo che gli sarà in grado di scegliere dopo trascorsa d'otto giorni la nostra liberazione. S'egli ha onore, se è cavaliere, non ricuserà un tale cartello.»
Lo scudiere replicò l'inchino e partì.
Simil disfida poteva essere intimata con qualche maggior dignità; perchè Atelstano nel pronunziarne gli accenti avea piena la bocca, e affaccendate assai le mascelle, circostanza che aggiunta a naturale perplessità tolse alla maggior parte di questo cartello quel tuono minaccevole con cui il discendente de' re Sassoni s'intendeva d'accompagnarlo. Nondimeno Cedric n'ebbe qualche speranza che il suo collega cominciasse a risentirsi, quanto l'onore il volea dell'insulto sofferto da entrambi, e si consolò; perchè a dir vero ad onta del rispetto ch'ei portava al sublime legnaggio, d'onde Atelstano scendea, cominciava a prender nausea d'un tanto durare nell'indolenza. Laonde afferrò la mano dell'amico, e gliela strinse di tutto cuore, come per dargli un contrassegno di approvare questo nobile sfogo di generosi sentimenti, ma si raffreddò alquanto in Cedric l'entusiasmo del giubilo che avea concetto, allorchè udì Atelstano esclamare «ch'ei vorrebbe combattere dodici uomini eguali a Frondeboeuf per uscir più presto d'un esecrabil castello ove si metteva aglio in tutte le vivande.» Comunque spiacesse a Cedric che il suo collega cedendo alla sensualità avesse fatta simile ricaduta nell'antica negghienza, pure si pose a desco rimpetto a lui, e die' a divedere che se le sventure del suo paese lo rendeano immemore dell'ora della mensa, non quindi avea perduto il buon appetito ed altre simili qualità lodevoli de' Sassoni antenati, del che diede valevoli prove, sedutosi a mensa.
I prigionieri non aveano ancora terminato il pranzo, allorchè li distolse da un affare sì rilevante, almeno per Atelstano, il suono d'un corno che venne per tre volte ripetuto con tanta violenza, come se chi gli dava fiato fosse stato un cavaliere errante, venuto a liberare giovane beltà racchiusa entro la rocca e possessore del magico strumento atto a farla crollare. I due Sassoni s'alzarono in piedi correndo alla finestra, senza però potere appagare la propria curiosità, perchè tutti quegl'invetriati guardavano nel cortile. Pure tale squillo pareva annunziasse avvenimento d'alta importanza, e tanto più il diedero a credere il tumulto e l'agitazione che poco dopo si misero per tutto il castello.
CAPITOLO XXI.
«I miei scudi! la figlia! — La figlia, oh Dio! gli scudi.
Il mercante di Venezia.
Poichè i due capi Sassoni videro inutili i loro sforzi ad appagare la curiosità, pensarono ad appagare almen l'appetito tornando a rimettersi a mensa. Noi li lasceremo intesi a tale lavoro, per fare una visita ad Isacco d'York, condannato ad una ben rigorosa cattività.