Il povero Ebreo era stato confinato in un sotterraneo umido e malsano, il cui pavimento stava di sotto all'altezza della fossa che circondava il castello. Non vi penetrava luce fuorchè per uno spiraglio alto sì che il prigioniere non vi giugneva colla mano. Anche in pieno meriggio vi regnava soltanto una specie di crepuscolo, e questo cambiavasi in buie tenebre molto tempo prima che l'altre parti del castello rimanessero prive della luce del giorno. Parecchie catene e ferri rugginosi, saldamente attaccati alle pareti, sembravano aver servito ad uso di prigionieri, de' quali si fossero temuti il vigore e il coraggio. A crescere ivi l'orrore, alcune ossa umane indicavano che, almeno un prigioniere, altra volta era morto e rimasto privo di sepoltura in quello spaventevol soggiorno.
Ad una estremità della caverna trovavasi immenso forno di ferro, pieno di carbone, alla cui parte suprema stavano per traverso spranghe di ferro corrose dalla ruggine.
Sì tetro spettacolo avrebbe potuto addiacciare un'anima ben più forte di quella d'Isacco: pure, in tale istante di vero pericolo, era egli più tranquillo che allorquando s'atterriva da sè medesimo pascolando idee vaghe d'incerti rischi. Così il lepre, a quanto asseriscono i cacciatori, sopporta più tormentosa agonia, allorch'è inseguito dal veltro, che nell'atto di dimenarsi sotto i suoi denti[26]. Gli è probabile che i Giudei, usi a vivere fra perpetui spaventi, avessero apparecchiato lo spirito a quanto d'orribile la tirannide poteva inventare contr'essi, e che poi divenendo la vittima di qualche violenza, fossero almeno immuni dalla sorpresa, più atta a infiacchir l'animo di quanto il sia lo stesso terrore. Aggiungasi non essere stata quella la prima volta che Isacco trovavasi in sì cattivi frangenti. Egli avea pertanto una specie di guida e conforto nell'esperienza, e potea sperare di sottrarsi ai suoi persecutori, come avea fatto altre volte. Stava in oltre per lui quella inflessibile ostinazione, quella risolutezza indomabile, onde gli Ebrei il più delle volte si apparecchiavano a sofferire quanti tormenti poteva inventar l'oppressione anzichè cedere alle ingiuste domande dei loro tiranni.
Fermo quindi nel disegno di resistere ai patimenti, Isacco raccolse, ravvolgendosele a mezza vita, le vesti a fine di salvarle dall'umidità indi sedè sopra un sasso, unico scanno che fosse in quel carcere. Quelle sue mani ch'ei si teneva incrocicchiate sul petto, que' disordinati capelli, quella lunga barba, quel suo mantello foderato di pelliccia, e quel grande berrettone giallo, osservati alla incerta luce del fievol raggio diurno che lo spiraglio tramandava, avrebbero offerto un argomento degno del pennello di Rembrandt, se questo illustre pittore fosse vissuto a que' giorni. Il nostro Ebreo passò tre ore senza cambiar postura, allorchè dopo essersi fatte udire alcune pedate di persone che scendevan la scala, vennero tolti con orrido fracasso i catenacci della prigione, e s'aggirò stridendo su i cardini suoi quella porta, per cui entrava Reginaldo, al quale tennero dietro due schiavi saracini del seguito del Templario.
Frondeboeuf, cui la natura largheggiò d'un'atletica complessione e d'un vigore formidabile, avea trascorsa tutta la sua vita nel far la guerra e, quand'era tempo di pace, nel commettere aggressioni contra alcuno de' suoi vicini. Non mai titubò nella scelta de' modi onde aumentare di ricchezze e possanza. A tale indole di costui conformavano i lineamenti ruvidi, selvaggi e feroci, e le stesse cicatrici, di cui spesseggiava il suo volto, e che a tutt'altri avrebbero conciliato il rispetto dovuto ad impronte onorevoli di valore, in esso raddoppiavano piuttosto l'orrore e lo spavento dalla presenza di lui inspirati. Questo tremendo barone vestiva un giustacuore di cuoio, bene stretto ai suoi muscoli, e logoro in più luoghi dall'armatura che sovente egli imbracciava. Sola arme eragli un pugnale a sinistra del cinturino, e in tal qual modo contrabbilanciava un mazzo di chiavi che gli pendea dalla parte destra.
I due schiavi mori che lo seguivano aveano dimesso lo sfarzoso loro abito orientale, che fece luogo a lunghe brache e camiciuole di tela grossolana, le cui maniche rialzate fino al gomito davano a costoro l'aspetto di beccai quando vanno in macellaria a compiere le fazioni del lor mestiere. Ciascun d'essi portava un canestro coperto, e appena entrati, si fermarono dinanzi alla porta, nel chiuder la quale Frondeboeuf pose la massima cura. Indi accostatosi a lenti passi all'Ebreo, fisò gli occhi sopra di lui quasi volendo far prova se avessero l'influsso che viene attribuito ad alcuni serpenti, di ammaliare cioè la lor preda. E per vero sarebbesi creduto che il torvo e feroce occhio di Frondeboeuf avesse tal virtù malefica sul suo misero prigioniero. A bocca spalancata, cogli occhi fisi in Frondeboeuf, dimentico de' propositi di coraggio cui fatti avea, il povero Isacco fu preso da tale e tanto spavento, che non trovò la forza di moversi per sorgere in piedi e dar qualche dimostrazione di rispetto al tiranno, o per accostare soltanto la mano al berrettone. Attratte ne divenner le membra, e parea impicciolisse da sè medesimo la propria statura, onde occupare il minore spazio possibile.
Il cavaliere Normanno sollevava il capo, e concedea intero rialzo alla propria statura, di per sè medesima gigantesca, come aquila che solleva alteramente le penne prima di piombare addosso all'indifesa sua preda. Fermatosi tre passi lontano dal sasso, su di cui stava seduto l'infelice Ebreo, fe' cenno d'accostarsi ad un de' suoi schiavi, al qual comando obbedì il negro satellite, levando fuor del canestro un paio di grandi bilance, e diversi pesi che depose a piè di Reginaldo, tornato indi presso il suo collega che non si era scostato dalla porta.
Anche ogn'atto di queste due scolte era lento e solenne, come di persone che tenessero concentrate le proprie idee a sostenere esattamente la loro parte in una imminente scena d'orrore.
Sì cupo silenzio venne finalmente rotto da Frondeboeuf, che tal complimento volse ad Isacco.
«Maledetto cane, uscito di razza pur maledetta!» e il tuono malauguroso di questa frase lo apparve anche più perchè il ripetè ogni eco di quella vôlta «vedi tu queste bilance?»