Lo sgraziato Ebreo non ebbe forza di rispondere che chinando, in modo di chi afferma, la testa.
«Ebbene! fa di mestieri che su queste tu mi pesi mille libbre d'argento di peso e titolo della Torre di Londra.»
«Beato Abramo!» sclamò Isacco, cui il senapismo di tal proposta fe' ricuperare la voce «chi v'è al mondo che abbia mai pensato a far domanda sì esorbitante! Quali occhi d'uomo han mai visto tanto argento? Quand'anche frugaste tutte le case degli Ebrei d'York, non arrivereste a metterlo insieme.»
«Non sono poi uomo irragionevole. Se l'argento è sì raro, non fo difficoltà a ricever oro, e prenderemo un ragguaglio di sei libbre d'argento per ogni marco di questo metallo. Non vedo altro espediente per risparmiare al tuo miserabil carcame tai supplizi che tu stesso non te li puoi figurare.»
«Abbiate compassione di me, nobile cavaliere. Io son vecchio, stremenzito, povero, e fin immeritevole della vostra collera. Che onore è per voi lo stritolare un povero verme della terra?»
«Che tu sia vecchio può darsi, ed è un'infamia di coloro che ti hanno lasciato invecchiare nel tuo mestier d'usuraio. Voglio anche credere stremenzito, perchè qual è il giudeo che abbia o braccio o coraggio? Ma quanto a povero, tutto il mondo sa che sei ricco.»
«Vi giuro, nobile cavaliere, per tutto quello che credo, per tutto quello che crediamo voi ed io....»
«Ebreo, non spergiurare, e bada colla tua ostinazione di non mettere tu medesimo il suggello al tuo destino prima di aver ben veduto e ponderato il trattamento che ti sta aspettando. E non pensar già ch'io dica così a solo fine di spaventarti, o di vantaggiare della viltà ereditaria in tutta la tua genia. Ti giuro per quello che tu non credi, per l'evangelio che la nostra santa madre Chiesa ne insegna[27], pel potere ch'ella ha di legare e disciogliere, per le chiavi del cielo che le furono confidate, per tutte queste cose io giuro essere presa, e inevitabilmente presa la mia risoluzione, e giuro sarà eseguita. In questo carcere, come devi accorgertene, non si celia. Vi son morti, senza che mai più siasi inteso parlar di loro, prigionieri, le diecimila volte più di te ragguardevoli. Ma la lor morte fu un passatempo a confronto di quella che t'ho serbata. Te la sentirai venir lentamente e in mezzo a patimenti d'inferno.»
Indi fe' cenno agli schiavi di avvicinarsi, e parlò ad essi nella loro lingua, ch'egli avea imparata nella Palestina, ove fors'anche divenne maestro nelle atrocità. I Saracini apersero i lor canestri, donde trassero legne, un piccolo mantice, e un fiasco d'olio. Intanto che batteasi l'acciarino per accendere il lume, un di costoro aggiustava le legne nel forno di ferro da noi descritto, affinchè potessero infiammare il carbone collocatovi entro al quale scopo prestamente aggiunsero col soccorso del mantice.
«Isacco» disse allora Frondeboeuf «vedi tu quell'ardente fornace, e quelle spranghe di ferro che l'attraversano a mezza altezza? Tal sarà il morbido letto sopra cui verrai adagiato. Uno di cotesti schiavi ti manterrà sotto il fuoco, mentre l'altro ugnerà d'olio le tue membra, affinchè l'arrosto non bruci. Eleggi pertanto fra questo talamo ardente e il pagamento di mille libbre d'argento, perchè pel capo di mio padre! altra alternativa non ti rimane.»