«Egli è impossibile» disse tremando l'Ebreo «che voi abbiate con fermo proposito concepito un tale disegno. Il Dio benefico della natura non ha mai creato cuori capaci di compiere sì fatta crudeltà.»

«Non ti fidare a ciò, Isacco. Un conto mal fatto potrebbe fruttarti mal pro. Credi tu che le preghiere, le grida, i gemiti d'uno sgraziato ebreo, potranno smovere me dalla mia risoluzione; me, che ho veduto dar sacco ad una città, entro cui perivano a migliaia i Cristiani, quai consunti dal ferro e quai dal fuoco? O speri trovare qualche pietà in questi Negri che non conoscono nè legge nè patria, o altra coscienza fuorchè il valor d'un padrone? che al menomo cenno di questo adoperano indifferentemente corda o palo, ferro o veleno, che nemmeno intenderebbero la lingua in cui tu potessi implorar la lor compassione? Vecchio, opera con saggezza, e spacciati della parte superflua delle tue ricchezze, mettendo fra le mani d'un Cristiano una porzione di quanto a furia d'usure guadagnasti sovra altri Cristiani. Non ti mancherà modo di tornar presto a far enfiar la tua borsa: ma sdrajato che tu sia una volta su queste spranghe non vi sarà nulla che guarisca il tuo cuoio e la tua carne bruciata. Contami, ti dissi, la somma del tuo riscatto, e rallegrati d'uscire a sì buon mercato d'una prigione, cui molti galantuomini si sarebbero augurato sottrarsi a tal prezzo. Ma sbrighiamoci; perchè non ho tempo da perdere: pronunzia e scegli fra la tua pelle e il tuo danaro.»

«Che Abramo e tutti i santi patriarchi m'aiutino!» sclamò Isacco. «La scelta mi diviene impossibile, perchè non ho modo di soddisfare inchiesta così smodata.»

«Impadronitevi di lui, e fate il vostro dovere» disse Frondeboeuf in lingua Saracina ai suoi due schiavi; «poi vengano, se il potranno, ad aiutarlo i suoi patriarchi!»

Trattisi innanzi i due schiavi afferrarono quello sciagurato, e strappatolo dal sasso su di cui era seduto, lo tennero in piedi fra mezzo di loro, e colle mani sulle vesti e gli occhi fisi in Reginaldo, aspettavano il suo cenno per dispogliare Isacco, e compiere il rimanente di quella brutta bisogna. L'infelice Ebreo riguardava, or Frondeboeuf, ora i ministri della costui crudeltà, sempre lusingandosi di scorgere ne' loro sguardi qualche indizio di misericordia; ma l'aspetto del barone serbavasi cupo e feroce, e il suo sorriso ironico ben annunziava come ad ogni pietà fosse chiuso quel cuore, le pupille malaugorose de' barbari Saracini in continuo giro esprimevano la lor feroce impazienza di vedere avverato un supplizio da cui si ripromettevano orribil diletto. Finalmente Isacco portando gli occhi al braciaio struggitore ove stava per venir coricato, e vista dileguarsi ogn'altra speranza, ogni idea di fermezza lo abbandonò.

«Pagherò le mille libbre d'argento» diss'ei sospirando, «intendiamoci però» aggiunse dopo avere meditato un istante «le pagherò col soccorso de' miei confratelli, perchè mi è d'uopo andar mendicando a tutte le porte della Sinagoga per procacciarmi una somma tanto enorme, tanto inaudita. Quand'è, e dov'è ch'io debbo sborsarvela?»

«Qui. Sotto la vôlta di questa caverna debb'essere contata e pesata Pensi tu forse ch'io voglia restituirti la libertà prima d'aver conseguita la somma del tuo riscatto?»

«E quando poi questa sarà pagata, qual mallevadore avrò d'esser libero?»

«La parola d'un nobile Normanno, vile usuraio; la fede d'un nobile Normanno, più pura, cento volte più pura che non tutto l'oro e l'argento della detestabile ciurma de' tuoi.»

«Vi domando mille e mille volte perdono, nobile cavaliere,» disse con voce paurosa l'Ebreo. «Ma e perchè dovrei io fidarmi interamente alla parola di chi non vuol credere buona la mia?»