«Perchè non puoi fare a meno. Se tu fossi ora in casa tua a York, presso il tuo scrigno, e ch'io venissi a supplicarti di prestarmi pochi shekel metteresti pure i tuoi patti, vorresti cauzioni, prescriveresti il tempo della restituzione, l'interesse. Or bene. Qui ho uguali vantaggi sopra di te, nè cambierò un'iota alle pretensioni che t'ho spiegate.»
Mise un gemito profondo il Giudeo. «Spero almeno» ei soggiunse «che dopo sborsato questo riscatto, saranno liberi con me i miei compagni di viaggio. Essi parimente mi sprezzavano siccome ebreo; pur mossi a compassione dell'angustia in cui mi trovarono, permisero ch'io viaggiassi di conserva con loro; unico motivo per cui caddero nell'agguato che a me solo era teso. Poi così essi potranno aiutarmi a pagare una porzione di questa smisurata somma che voi pretendete.»
«Se parlando de' tuoi compagni di viaggio, intendi dire que' due porcaiuoli Sassoni, gli affari loro non hanno nulla di commune co' tuoi. Ebreo, pensa alle cose tue, nè t'impacciare di quelle degli altri.»
«Ma almeno rimetterete in libertà quel giovine ferito, ch'io conduceva a York in mia compagnia.»
«Te l'ho da ripetere un'altra volta? Pensa alle cose tue, nè t'impacciare di quelle degli altri. O per meglio dire, pensa a pagare il tuo riscatto, e nel termine il più breve.»
«Ascoltatemi nondimeno» Isacco riprese a dire «e ascoltatemi per amore anche di quel danaro che volete ottenere a costo della vostra...» Qui s'interruppe per paura di movere ad ira l'impetuoso Normanno.
«Segui pure. A costo della mia coscienza, vuoi dire. Parla senza timore, Isacco; già t'avvertii: non sono irragionevole, e so che chi perde al giuoco non ha forza di ridere; quindi posso sopportare le rampogne se mi vengono fin da un Ebreo. Tu però non avesti eguale pazienza, quando provocasti dinanzi ai tribunali Giacomo Fitz-Dottorel, non reo d'altro che d'averti chiamato col tuo titolo di sanguisuga, d'infame usuraio, dopo che le tue avanie gli ebbero divorato tutto il suo patrimonio.»
«Giuro per il Talmud, che a tal proposito sorpresero vostro Valore[28], nobile cavaliere. Fitz-Dottorel avea brandito il pugnale contro di me nella mia casa medesima, perchè gli domandai quello che mi veniva, e si trattava d'un pagamento che doveva essermi stato fatto fin nella Pasqua precedente.»
«Ma ciò poco m'importa» rispose con aria non curante Frondeboeuf; «il caso è di sapere ora quando toccherò quello che tu devi a me. Quand'è dunque, Isacco, che tu mi sborserai i shekel?»
«Nobile cavaliere, basterà mandare con un vostro salvocondotto a York mia figlia Rebecca, e passato il tempo necessario all'andata e al ritorno, il danaro...» qui si fermò per dar varco ad un sospiro profondissimo «il danaro vi sarà sborsato.»