«Tua figlia!» sclamò Frondeboeuf col tuono d'uomo sorpreso. «Affè, Isacco, mi spiace non averlo saputo prima. Io ho sempre creduto quella giovinetta dagli occhi neri non ti appartenere che come la giovane Aga apparteneva ad Abramo. Ho pensato che tu seguissi l'esempio de' tuoi patriarchi. In somma l'ho ceduta per donna di governo al venerabile Templario, ser Brian di Bois-Guilbert.»

All'udir l'infausta notizia l'Ebreo mandò tale grido che ne rimbombarono tutte le vôlte della caverna, e i Saracini ne furono soprappresi, tanto di lasciarsi sfuggire di mano il mantello d'Isacco che fino allora avean tenuto stretto col pugno. Il meschino si giovò di questa specie di libertà per prostrarsi ai piedi di Frondeboeuf abbracciandone le ginocchia.

«Abbiatevi tutto quanto mi chiedeste, nobile cavaliere; abbiatene il doppio, chiedetemi quanto possedo; riducetemi alla mendicità, feritemi col vostro pugnale, o fatemi stendere, se così vi piace, in quell'ardente braciaio, ma salvatemi la figlia mia, liberate Rebecca. Se voi siete stato concetto nel sen d'una donna, risparmiate l'onor d'una fanciulla priva di ogni difesa. Essa è l'immagine della mia infelice Rachele, l'ultimo di sei pegni ch'io ottenni dalla sua tenerezza. Volete voi togliere ad un misero vecchio l'unica consolazione che gli rimane? Volete voi ridurre un padre ad augurarsi che la propria figlia fosse stata collocata nella tomba de' suoi maggiori prima che sua madre la partorisse?[29]

«Avrei voluto saperlo prima» disse con aspro tuono il Normanno. «Io credea che la vostra popolazione non avesse amor che al danaro.»

Il suono di quel corno che mosse i due Sassoni a curiosità, e contemporanee a un tal suono molte voci, anzi grida che chiamavano Frondeboeuf. pag. 189.

«Ah! non giudicate sì male la nostra nazione» rispose Isacco, dai modi men truci del cavaliere confortato a speranza di commoverne il cuore «la volpe e il gatto selvaggio inseguiti dai cacciatori non obbliano la loro prole, e la perseguitata stirpe d'Abramo ama i suoi figli, credetelo, con altrettanta tenerezza quanta ne possano avere verso i proprii i Cristiani.»

«Sia!» rispose Frondeboeuf. «Ciò mi sarà di norma per l'avvenire. Ma quanto a te, Isacco, queste considerazioni all'istante non giovano. Quel ch'è fatto è fatto. Sono corso in parola con un fratel d'armi, nè gli mancherei per tutta la nazione ebraica riunita. In fine poi, che gran danno è per la tua figlia l'essere schiava di Bois-Guilbert? Che male può derivargliene?»

«Che male?» sclamò torcendosi le mani il Giudeo «che male? Ov'è il Templario che abbia rispettato la vita d'un uomo o l'onor d'una donna?»