«Cane d'un infedele!» sclamò Frondeboeuf cogli occhi avvampanti di sdegno, e forse pago d'aver trovato un pretesto ad ostentarlo «non bestemmiare il santo ordine del tempio di Sion, e spacciati nel pagarmi il riscatto che m'hai promesso, ed a cui non ho posto che il sol patto della tua libertà.»
«Masnadiere, assassino!» sclamò l'Ebreo, tratto fuor di sè in guisa da non poter padroneggiare lo sdegno che lo trasportò «non ti pagherò nulla. Tu non toccherai una mezz'oncia del mio danaro, se non mi restituisci la figlia.»
«Perdesti il giudizio, Israelita? O veramente possedi qualche incantesimo che ti guarentisca il cuoio e le carni contro la forza del fuoco e dell'olio bollente?»
«Poco mi rileva» rispose Isacco, cui la paterna tenerezza avea spinto alla disperazione. «Fa di me quel che vuoi, fa straziar queste membra; arrostir le mie carni, divorale innanzi a' miei occhi. Anche mia figlia è mia carne, e tal carne più preziosa ad un padre di quella ch'or tu minacci. Tu non avrai argento da me, quando non fosse ch'io potessi fonderlo e versartelo nella gola. No: non darei per te un obolo, se dovesse salvarti dalla dannazione che l'intera tua vita si è meritata. Inventa nuovi supplizi per farmi perire. Un Giudeo darà esempio d'affrontar tormenti a un Cristiano.»
«Gli è quanto or vedremo» disse Frondeboeuf, «perchè per quel santo segno che la tua nazione ha in orrore! tu stai per morire abbruciato. — Prendetelo» disse agli schiavi «spogliatelo, indi venga incatenato a quelle spranghe di ferro omai arroventite.»
Isacco fece alcuni sforzi per resistere ai suoi carnefici, ma troppo impari essendo la lotta, i Saracini gli strapparon di dosso il mantello, e così avrebbero fatto dell'altre vesti, se ad essi parimente non si fosse fatto udire il suono di quel corno che mosse i due Sassoni a curiosità, e contemporanee a un tal suono molte voci, anzi grida che chiamavano Frondeboeuf. Il barbaro cavaliere temendo esser sorpreso in quell'atto di atrocità infernale, fe' segno agli schiavi di seguirlo, abbandonando frettolosamente il sotterraneo, ove lasciò l'Ebreo, il quale diedesi a ringraziare il Cielo della pausa che gli concedea, e ad implorare la protezione per sè e per la diletta sua figlia.
CAPITOLO XXII.
«Se poi, le sollecitudini, il rispetto, l'amore, che vi ho dimostrato non bastano a vincere il gelo di quel cuore; affè che vi farò la corte come si aspetta ad un militare.»
I due Veronesi.
L'appartamento entro cui fu condotta lady Rowena era messo con quella magnificenza priva di gusto in cui stavasi il lusso di que' giorni, contrassegno di distinzione e riguardo che gli stessi prigionieri a lei pari di grado non aveano ottenuto. I fregi però e le suppellettili del ridetto appartamento erano stati notabilmente danneggiati dalla negligenza e dal tempo, essendo trascorsi molti anni dopo la morte della moglie di Frondeboeuf, che lo abitava, nè avendovi dimorato altri dappoi. Staccata in più luoghi vedeasi la tappezzeria che ne ornava le pareti, altrove il sole ne avea smunti i colori, e su tali apparati, come sugli altri arnesi scorgeansi i guasti operati dagli anni. Tal quale ella era però sì fatta stanza, venne giudicata la più degna da assegnarsi alla erede Sassone, che fu lasciata ivi a meditare sul proprio destino, mentre gli altri personaggi del criminoso dramma s'accordavano su le parti che ciascun di loro dovea sostenere; la qual cosa venne pattuita in un parlamento che insieme tennero Frondeboeuf, Bracy e il Templario. Dopo lungo discutere fra di loro sui vantaggi che sarebbero derivati a ciascuno da tale impresa audacissima, convennero finalmente anche sul modo di ripartire i prigionieri.