Agitato fra tali considerazioni non trovò altro di meglio che pregar replicatamente lady Rowena a tranquillarsi, procurare di farla certa che non era in lei vero motivo di darsi in preda a cotanta disperazione; non aver egli avuto in animo di cagionarle un'angoscia così violenta, essere stato condotto da un eccesso di passione a prorompere in minacce ch'ei si sarebbe vergognato di mandare ad effetto. Ma in mezzo ai conforti che cercava procurarle, venne sorpreso dal suono per tre volte replicato di quel corno, che nel tempo medesimo avea messi in trambusto tutti gli abitanti del castello, e che avea rotto il corso degli spartati loro divisamenti agli altri complici di Bracy, come vedremo ancora del Templario. De' tre confederati forse fu Bracy quegli che men si dolse del contrattempo, perchè il suo colloquio con lady Rowena era giunto a tal termine che gli divenivano cose egualmente scabrose il troncarlo ed il continuarlo.
A tal passo crederemmo quasi mancare ad un dovere col non offerire ai nostri leggitori qualche prova, più ancora degli incidenti nella nostra storia narrati, atta a convincerli quanto sia conforme alla verità la trista dipintura che loro abbiamo presentata intorno i costumi di quella età. Egli è uno sgradevole argomento di considerazione il vedere che que' prodi baroni, i quali colla nobile resistenza che opposero alle smodate pretensioni della Corona, assicurarono la libertà dell'Inghilterra e i privilegi del popolo inglese, sieno stati feroci oppressori eglino medesimi, ed abbiano commessi atti abbominevoli, non solamente contrarii alle leggi della lor patria, ma a quelle eziandio dell'umanità. Sfortunatamente un solo di que' molti tratti che il giudizioso Henry attinse nelle opere degli scrittori contemporanei a que' giorni, basta a dimostrare, che la finzione stessa potrebbe appena aggiugnere alla cupa orridezza di tempi sì disastrosi.
A quali atrocità potessero condursi per isfogare la violenza de' propri appetiti i baroni e i signori de' castelli, tutti Normanni, lo dimostra la descrizione delle crudeltà da essi usate, sotto il regno di Stefano[33], descrizione a noi trasmessa dall'autore della Cronaca Sassone.
«Essi opprimevano il popolo» dic'egli «obbligandolo a fabbricare castella, poi fabbricate queste, le empivano di malvagi, o per meglio dire di demonii incarnati, il cui ministerio era impadronirsi delle persone d'entrambi i sessi più distinte e per loro ricchezza più nominate; e queste venivano gettate entro carceri ove soggiacevano a supplizi più crudeli di quanti ne abbia un martire mai sopportati. Alcuni di tali infelici eran sepolti nel fango, altri, sospesi o pei piedi o pel collo o pei polsi, venivano sovrapposti ad ardenti braciai. Talvolta con nodose corde ne fasciavano i capi e strigneano la legatura finchè i nodi penetrassero nel cervello delle vittime, talora le gettavano in sotterranei zeppi di vipere, di rospi e di serpenti.»
Rimprocceremmo noi medesimi di crudeltà, se continuando fino al suo termine questo orribile racconto, prolungassimo ai leggitori una ingrata sensazione oltre all'uopo necessario allo scopo che ci eravamo prefissi.
Altra prova, e forse la più forte di quante possano arrecarsi a dimostrare i frutti amari allor prodotti dalla conquista si è, che l'imperatrice Maria, comunque nata dal re di Scozia e imperatrice d'Alemagna, figlia, sposa e madre di monarchi, fu costretta, mentre, giovine, soggiornò nell'Inghilterra ove ricevè educazione, ad assumere il velo monastico siccome unica via di sottrarsi alle licenziose persecuzioni de' nobili Normanni. Tal fu la particolarità che, siccome unico motivo de' professati voti, ella addusse dinanzi al gran consiglio del clero Inglese, affinchè questi voti medesimi venissero annullati; e quell'assemblea ammise la validità della scusa; poi chiarendo le circostanze dalle quali questa sovrana fu spinta ad abbracciare uno stato cui non avea vocazione, da ogni obbligo monastico la liberò; dal quale atto rimase autenticata nel modo il più solenne l'esistenza di tal effrenata dissolutezza che fece l'obbrobrio di quel secolo. Non v'era chi negasse, diceasi, che dopo la conquista dell'Inghilterra operata da Guglielmo, i Normanni venuti con esso, superbi di tanto segnalata vittoria, non obbedivano ad altre leggi fuorchè alle proprie passioni. Non solamente spogliavano di beni e poderi i Sassoni debellati, ma faceano guerra aperta, e in brutal modo, all'onore delle lor mogli e dei loro figli. Indi fu che così di sovente le vedove e le donzelle pertenenti all'antica nobiltà del paese, si ritiravano nei conventi, ove abito religioso vestivano, non mosse da claustral vocazione, ma perchè, non rimaneva ad esse una via più sicura a serbare puro ed incontaminato l'onore.
Tal era la dissolutezza de' tempi, e tal la prova somministratane da un atto pubblico dell'assemblea del clero Inglese, che Eadmer ne ha serbato. Noi crediamo pertanto non avere d'uopo di maggiori documenti ad accertare come e le tristi scene da noi presentate, e quelle che ne toccherà presentar tuttavia, non possono sicuramente incontrar nota di scostarsi da quanto è verisimile.
CAPITOLO XXIII.
«Così lion poichè n'ha il cor ferito
«Di lionessa amata il grato aspetto,