«A palesarle amor tempra il ruggito.»
Douglas.
Intantochè ne' diversi spartimenti del castello accadeano le scene dianzi descritte, ne appresentava un'altra l'ebrea Rebecca entro una delle torri che Frondeboeuf avea fatto costruire a ciascun angolo del castello. Ivi ella era stata condotta da uno de' suoi immascherati rapitori, i quali la introdussero in una picciola stanza, ove trovossi alla presenza di vecchia sibilla, intesa a filare e a canticchiare, o per meglio dire a borbottare un'antica ballata sassone, quasi accompagnandone il tempo colle volte che imprimeva al suo fuso. Sollevò essa il capo in veggendo entrare la bella Israelita, e fisò sovr'essa uno sguardo invido e maligno, accoglienza usata che l'avvenente giovinezza riceve dalla vecchiaia giunta a laidezza, tanto più se con queste due qualità si mette per terzo compagno un talento malefico.
«Su via, strega» sì disse una delle guide di Rebecca «spacciati, e sgombra di qui; tal è il comando del nobile nostro padrone; gli è duopo che tu ceda luogo ad una salvaggina più appetitosa di quel lurido tuo carcame.»
«Sì» disse brontolando la vecchia. «Così si pagano i miei servigi. Fu un tempo che bastava una mia parola per far cacciare il migliore fra gli uomini d'armi di questo castello. Or mi tocca ubbidire agli ordini dell'ultimo mozzo di scuderia.»
«Madonna Ulfrida» disse l'altro di que' due galantuomini «non è questo il momento di far considerazioni, ma di obbedire e subito. Sai che non ci vuol duro orecchio quando il padrone comanda. Tu hai goduto al tuo tempo quant'altri mai possa godere. Il tuo sole ebbe il suo mezzogiorno, or corre al tramonto; e somigli a vecchio caval di battaglia messo nello stato di riforma; corresti di galoppo, or non se' più buona nè manco al trotto. Su via, sbrigati e libera il campo.»
«Siete due cani» soggiunse la vecchia «e possa divenirvi sepolcro un canile! Voglio che Zernabok, il demonio degli antichi Sassoni, mi strappi di qui a brani, se esco prima d'aver filato tutto il lino avvolto all'intorno di questa rocca.»
«Ne renderai conto al padrone» disse un di costoro; poi ritiratisi entrambi, la lasciarono con Rebecca, cui movea nausea in uno e spavento la presenza di tale orca.
«Da che parte soffia mai il vento quest'oggi, e qual affare diabolico stan macchinando?» borbottò la vecchia, allorchè i due condottieri di Rebecca furon partiti. Poi fisando con maligne occhiate Rebecca: «Veramente non è difficile l'indovinarlo; occhi vivaci, capelli neri, pelle bianca come la carta, prima che un sapiente l'abbia empiastrata con quella sua morchia nera.... Sì, sì! apparisce chiaro il perchè l'abbiano mandata in una torre ove non abito che io sola, in una torre d'onde un grido è inteso come se chi lo manda stesse sepolto diecimila tese sotto terra... Mia bella giovinetta, tu avrai gufi per vicini quanti ne vuoi e ne udirai gli stridori; quelli poi che tu metterai, non vi sarà un'anima che gli ascolti... Ma ell'è forestiera» e intanto esaminava il turbante e le vesti di Rebecca. «D'onde vieni? Sei tu Saracina o Egiziana? Perchè non rispondi? Non sai che piangere? O saresti muta?»
«Non andate in collera mia buona madre» rispose Rebecca.