«Dicesti assai, non occor altro» soggiunse Ulfrida «le volpi si conoscono dalla coda, e dalla lingua gli Ebrei.»

«Per amor del cielo! raccontatemi quel ch'io debba temere, e qual conclusione avrà la violenza onde qui m'hanno condotta: o forse a motivo della religione che professo si vuol la mia vita? Ne farò senza lamentarmi il sacrifizio a Dio.»

«La tua vita, carina! Eh! che vantaggio o diletto ritrarrebbero eglino dalla tua morte? Sta pur sicura che la tua vita non corre pericolo alcuno. Ti toccherà sorte non dissimile da quella ch'io stessa provai. Di fatto, un'Ebrea non può pretendere d'essere trattata meglio d'una nobile donzella Sassone... Guardami, io era giovane al pari di te ed anche più bella, allorquando Frondeboeuf, padre di Reginaldo, s'impadronì a viva forza di questo castello. Mio padre e i miei sette fratelli gli disputarono, d'appartamento in appartamento, palmo a palmo, il loro retaggio. Del sangue di questi si tinse ogni stanza, ogni scala. Sino al fanciullo in fascie tutti vennero trucidati; e il gel della morte non avea tuttavia addiacciati quegli esanimi avanzi, il lor sangue non era per anche rappreso, che già il vincitore mi aveva fatta sua preda.»

«Nè vi sarebbe alcuna via di fuggire, di sottrarmi a costoro?» esclamò Rebecca. «Qual ricco guiderdone v'avreste del soccorso che foste pronta a concedermi!»

«Fuggire! sottrarti!» replicò Ulfrida. «Non ci pensare nemmeno. Per uscire di qui non v'è che una porta, quella della morte; e questa ancor si apre tardi» soggiunse costei dimenando il capo. «Però gli è un conforto il meditare che ci lasciam dopo altri viventi, i quali non saranno meno miserabili di noi sulla terra. Addio, Ebrea... Ebrea o Cristiana, credilo pure, il tuo destino sarebbe sempre lo stesso, perchè hai che fare con gente, la quale non conosce nè scrupoli nè compassione. Addio, dunque; il lino della mia rocca è finito, e le tue faccende non sono ancor cominciate.»

«Rimanete! deh rimanete!» sclamò Rebecca. «Non fosse che per ingiuriarmi e maledirmi, la vostra presenza sarà sempre per me una specie di protezione!»

«Protezione a voi! Se non potrebbe proteggervi neanche la madre di Dio![34] Guardatela» aggiunse Ulfrida accennando a Rebecca un'effigie della Beata Vergine scolpita informemente sulla parete. «Vedetela là. Provate se potete indurla ad allontanare da voi il destin che vi aspetta.»

La vecchia strega uscì, pronunziati questi accenti che accompagnò d'uno schernitore sorriso, onde le grinze di quel suo volto si difformarono di nuova schifezza. Indi chiuse, dando doppia volta alla chiave, la porta. Rebecca la udì scender le scale, maledicendo ad ogni passo i gradini perchè li trovava tropp'alti.

Rebecca in quell'ora andava incontro a pericoli assai maggiori di quelli che potean sovrastare a lady Rowena. Non era cosa improbabile che qualche ombra di rispetto venisse conservata verso l'erede di nobile famiglia sassone. A quai riguardi doveva aspettarsi una giovane che apparteneva ad una schiatta proscritta e perseguitata? Pure l'Ebrea godeva un vantaggio sopra la Sassone; e le derivava dalla consuetudine di meditare, da una forza di spirito ben superiore agli anni che avea, dalla conoscenza de' pericoli fra cui la sua gente sempre avvolgevasi, le quali circostanze la facean più ricca di modi onde far fronte agli oltraggi che la minacciavano. Fornita d'un'indole ferma e dedita ad indagare fin dalla sua verdissima giovinezza, nè la pompa o l'opulenza di cui sfoggiava il padre suo fra le domestiche mura, nè quanto vedea di simile nelle case d'altri doviziosi Israeliti, l'accecarono mai tanto da non iscorgere come precaria fosse la sua condizione. Pari a Damocle seduto a quella rinomata mensa, ella vedea fra lo splendore del lusso cui era avvezza, la spada ad un sol capello sospesa sul capo di tutta la sua popolazione. Tali considerazioni le avevano fortificata la mente, e fatta pieghevole alle leggi del destino un'indole, che sotto diversa combinazione di cose sarebbe forse divenuta altera, disdegnosa, ostinata.

Dall'esempio e da' comandi paterni Rebecca aveva imparato a condursi con urbani modi verso chiunque le si fosse avvicinato, tranne però l'imitare il padre nella servile abbiezione. Troppo nobilmente altero avea sortito l'animo questa giovane, che sarebbe venuta in dispregio a sè medesima col farsi lecito un atto sol di viltà; ma tal orgoglio era ad un tempo modesto, laonde si sommettea rassegnata allo stato in cui, come partecipe dell'obbrobrio attribuito a' suoi confratelli, l'avea posta il cielo, mentre però godeva dell'interno convincimento di aver diritto nella pubblica stima ad un più alto grado di quello cui le permetteva aspirare il dispotismo arbitrario de' pregiudizi religiosi.