«E che v'aspettate dunque da me se non v'aspettate ricchezze?» soggiunse Rebecca. «Qual cosa può esservi di comune tra noi? Voi Cristiano, io Ebrea; la nostra unione è proibita dalle leggi della Chiesa e da quelle della Sinagoga egualmente; voi non potete pensar a sposarmi.»
«Sposarvi!» sclamò il Templario dando in uno scroscio di risa. «Sposare una Ebrea! no pel santo Dio, foste pur anche la regina di Saba! Sappiate di più, leggiadra figlia di Sion, che se il re Cristianissimo mi offerisse in isposa la sua Cristianissima figlia, e in dote la Linguadoca, non sarei in istato d'accettare l'offerta. Posso bene farmi lecita qualche frascheria, ma ammogliarmi non mai! I professati voti me lo impediscono. Son Templario, e questa insegna vel provi.» Allora le lasciò vedere la croce ricamata sul mantello, che avea fin a quel punto nascosta con un lembo del medesimo arredo.
«E voi ardite invocare simile testimonianza in tale momento?»
«A voi che rileva? Voi già non credete in questo venerando segno della nostra redenzione.»
«Credo quel che han creduto i miei padri, e se m'inganno nella mia credenza, possa il buon Dio perdonarmi!... Ma voi, ser cavaliere, qual credenza è la vostra, se non sentite scrupolo nel farvi manto d'un simbolo che la vostra religione ha per sacro, e ciò nel tempo che parlate di trasgredire un voto da voi giurato su questo simbolo istesso?»
«Voi predicate sì bene, figlia di Sirach, che è un incanto l'udirvi: ma mia cara, bella fra le belle, gli stretti pregiudizii della vostra nazione non vi dan luogo a conoscere i privilegi che noi godiamo. Il matrimonio sarebbe un delitto di primo ordine per un Templario[35], ma tutti gli altri capricci, ch'egli può prendersi la libertà di soddisfare, vengono considerati colpe veniali. Il più saggio fra i monarchi, e il padre suo, l'esempio del quale, ne converrete con me, debb'essere di qualche valore, non godevano più estese prerogative di noi, poveri soldati del tempio di Sion, che ne assumemmo le difese. I proteggitori del tempio di Salomone hanno ereditato da quest'uom sommo il diritto d'imitare la sua condotta.»
«Se voi non leggeste la santa Scrittura che per trarne pretesti a giustificare una vita scandalosa, non siete diverso da coloro i quali s'adoprano a cavar veleni dall'erbe le più utili e salutevoli.»
In udendo sì meritato rimprovero, gli occhi del Templario sfavillaron di sdegno; «Rebecca, ascoltami. Finora ti parlai con mansuetudine. Incomincio adesso a tenerti linguaggio da padrone. Tu sei mia prigioniera: colla lancia e colla spada ti ho conquistata; e sei soggetta ai miei voleri secondo tutte le leggi delle nazioni. Io non cederò un palmo de' miei diritti, e otterrò colla violenza quanto ricusi alle preghiere e alla necessità.»
«Ascolta me pure prima di lordarti d'abbominevol delitto. La tua forza può vincer la mia. Perchè Dio creò debole la donna, fidandosi alla generosità dell'uomo che ne avrebbe sacro l'onore. Ma io divulgherò la tua scelleratezza da un angolo all'altro dell'Europa, e dovrò alla superstizione de' tuoi confratelli quello che forse mi negherebbe la loro pietà. Tutte le commende, tutti i capitoli del tuo ordine sapranno come un Templario violò per un'Ebrea i voti che avea professati. E que' medesimi, i quali non fremerebbero sulla tua colpa, ti malediranno per aver disonorata la croce che tu porti, e disonorata per amore d'una giovane che apparteneva ad un popolo, secondo voi, riprovato da Dio.»
«Non ti manca spirito, mia vezzosa Ebrea» disse il Templario che non ignorava come una tresca illecita con un'Ebrea fosse punita severissimamente dagli statuti dell'Ordine, e che avea veduto digradare alcuni cavalieri convinti rei di tal colpa «ma bisognerà bene che tu abbia una voce assai acuta, se puoi farla udire oltre alle mura di questa torre. Esse, affinchè il sappi, non lasciano passar fuori nè querele, nè voci di pianto, nè gemiti, nè strida. Or dunque, non ne uscirai viva che ad un sol patto: accomodarti al tuo destino e abbracciare la nostra santa religione. Se ciò ti piace, potrai abbandonar questa torre, e sarà mia cura che tu splenda di tale magnificenza, onde le più orgogliose fra le nostre matrone si chiamino vinte nella pompa, come il sono nella bellezza, dalla favorita della miglior lancia fra i difensori del Tempio.»