«Se le lettere grandi fossero archi, e frecce le piccole» disse l'arciere «potrei riuscire a qualche cosa; ma mi è tanto possibile intendere questo scritto quanto colpire un daino lontano dodici miglia di qui.»

«Vi farò dunque io da dottore» disse il cavalier Nero, e tolta la lettera di mano a Locksley, la lesse alla presta, indi agli altri ne spiegò in sassone il contenuto.

«Decollare il nobile Cedric!» sclamò Wamba. «Per la santa Croce! Ser Cavaliere, siete ben certo di non ingannarvi?»

«No, mio degno amico» rispose il cavaliere «vi tradussi fedelmente quanto si contien nella lettera.»

«Per san Tommaso di Cantorbery!» sclamò Gurth «ne è dunque forza impadronirci del castello, dovessimo strapparne colle mani ciascuna pietra!»

«Temo che le mie mani non sieno buone a questo lavoro» soggiunse Wamba «e mi prendo piuttosto imbrattarle di calcina per rifabbricare un muro colle pietre che avrai tu strappate.»

«Gli è uno strattagemma che costoro hanno ideato per guadagnar tempo» soggiunse Locksley. «Non ardirebbero commettere un delitto, di cui saprei fare una terribile vendetta.»

«Mi piacerebbe» allora disse il cavalier Nero «che alcuno di noi potesse introdursi nel castello onde scoprire il numero e gli apparecchi degli assediati. Anzi, poichè domandano che si mandi un ecclesiastico ai lor prigionieri, sarebbe questa una bella occasione pel nostro santo eremita di compiere un'opera buona, spettante al suo ministerio, e ad un tempo di ottenere gli schiarimenti che ne abbisognano.»

«Che la peste affoghi te e il tuo suggerimento!» sclamò il buon romito. «Ho l'onor di dirvi, ser cavalier Neghittoso, che quando dimisi il cappuccio di anacoreta, lasciai parimente con esso il mio latino e la mia santità; e addossato una volta il giustacuor verde, voglio piuttosto ammazzar dieci daini che confessare un Cristiano.»

«Ho ben paura» disse il cavalier Nero «che non si trovi fra noi un solo capace di sostener la parte di prete.»