«Che intendi tu dire?» chiese Cedric.
«Col vestir questa cocolla e questo cappuccio, col cingere questo cordone, soli ordini di cavalleria ch'io abbia portati in mia vita, vi sarà facile uscir della rocca. Lasciatemi poi qui col vostro cinturino e col vostro mantello e sosterrò io le vostre veci.»
«Lasciarti in mia vece!» sclamò Cedric «ma ti faranno appiccare, mio povero matto!»
«Sia! Non quindi vi farò disonore. Spero che Wamba, figlio di Witless, sospeso pel collo ad una catena, non presenterà immagine men dignitosa che la catena d'Aldemann sospesa al collo del suo bisavolo[39].»
«Ebbene, Wamba! accetto la tua proposta, ma con un patto. Il cambiamento di vesti che volevi fare con me, lo farai col nobile Atelstano.»
«No, per san Dunstano! Non vi sarebbe una ragione di far questo. Gli è ben giusto che il figliuolo di Witless si sagrifichi per salvare il figliuol d'Everardo; ma non è ancora divenuto matto abbastanza per voler morire in vece d'un uomo, i cui maggiori non erano niente per lui.»
«Uomo scortesissimo!» sclamò Cedric. «I maggiori d'Atelstano erano i monarchi dell'Inghilterra.»
«Sarà benissimo; ma il mio capo sta troppo bene diritto sulle mie spalle, onde io mi senta di farlo mettere di traverso per amor loro. Dunque, mio buon padrone, o accettate per voi medesimo tale partito, o non v'abbiate a male se esco libero di questa rocca, come vi sono entrato.»
«Lascia morire il vecchio albero» disse Cedric «e salva la giovane pianta, speranza della foresta. Salva il nobile Atelstano, virtuoso Wamba. Gli è il dovere di chiunque abbia sangue sassone nelle vene. Tu ed io sazieremo la rabbia dei nostri infami oppressori, intantochè egli libero e sicuro, susciterà a vendetta gli indignati nostri concittadini.»
«No, mio buon padre, no» sclamò stringendo le mani a Cedric Atelstano, perchè se qualche circostanza veniva a trarlo dalla indifferenza divenutagli abituale, non mancava d'esternar sentimenti degni dell'alto suo nascere «vorrei piuttosto rimanere una intera settimana in questo carcere, non nudrito che di pan nero e dell'acqua, soliti alimenti dei prigionieri più abbietti, che dovere la mia libertà ad uno sforzo generoso tentato dalla fedeltà di un servo, unicamente a favore del suo padrone.»