«Ascoltatemi, zio nostro Cedric, e voi cugino nostro Atelstano. Si va dicendo che voi siete uomini savi ed io un matto; ma lasciate questa volta che il matto risolva la contesa, e vi risparmi la briga di farvi cerimonie l'un coll'altro; perchè io sono come l'asino di Iohn Duck, il quale non voleva ch'altri lo montassero fuori del padrone. Il mio padrone è Cedric, e a solo fine di salvarlo venni fin qui; s'egli non vuole consentire tornerò via per la medesima strada. Un servigio offerto non è poi un volante, che si possa mandarlo da una racchetta all'altra, ed io non voglio essere appiccato per uom vivente, se non è per chi mi fu signore sin dacchè nacqui.»

«Consentite, nobile Cedric» soggiunse Atelstano «nè perdete sì bella occasione. La vostra presenza incoraggerà i miei amici a tentar ogn'impresa a fine di salvarne tutti. Se rimanete qui, ogni speranza per noi è finita.»

«E vi è forse al di fuori qualche speranza prossima di soccorso?» chiese Cedric volgendosi a Wamba.

«E che speranza!» rispose l'eroe buffone. «Sappiate, che col farvi vestire questa cocolla, vi metto addosso un abito di generale. Cinquecento uomini! nè son lontani di qui che due passi. Ed io pompeggiava questa mattina fra' loro capi. Il mio berrettone da matto era un elmo di buona tempera, la mia squarcina di legno una sciabola ben affilata. Vedremo se fan buon negozio acquistando nel loro campo un savio in vece d'un matto. Non vorrei che nel cambio perdessero dal lato del valore quanto acquisteranno da quello della prudenza.»

Nel dir tai cose cambiava d'abito con Cedric.

«Addio, mio padrone» allora gli disse. «Usate, vel raccomando, indulgenza al povero Gurth e al suo cane Fangs; poi fate che il mio berrettone buffonesco, sospeso alle pareti della gran sala di Rotherwood, ricordi sempre com'io diedi la vita pel mio padrone da vero matto, ma da matto fedele.»

Pronunziò tali ultimi accenti con tuono metà scherzevole, metà serio, onde gli occhi di Cedric si fecero molli di pianto.

«La tua memoria verrà conservata» diss'egli «sintantochè affetto generoso e fedeltà vivranno in onor sulla terra; ma io spero trovare strada di salvare il nobile Atelstano, la mia diletta Rowena, e te ancora, mio povero Wamba, perchè non creder mai che il tuo padrone arrivi a dimenticarti!»

Stava Cedric per uscir della stanza, allorchè s'arrestò d'improvviso.

«Non conosco altra lingua fuor della mia, salvo poche parole del lor maledetto normanno. Come potrò farmi credere un frate?»