«Nulla di più facile» rispose Wamba. «Pax vosbiscum è un talismano, che viene a proposito tutte le volte. Andate o venite, bevete o mangiate, benedite o scomunicate, pax vobiscum sempre. Queste parole giovano ad un frate quanto una bacchetta ad un mago, o un manico da scopa ad una strega. Pronunziate solamente in tuono grave e solenne: Pax vobiscum: cavalieri, scudieri, uomini a piedi e a cavallo, tutti sentono l'effetto dell'incanto. Credo che se mi conducono domani alla forca, cosa verisimile assai, proverò l'efficacia del Pax vobiscum col cerimoniere incaricato d'aggiustarmi il capestro attorno al collo.»

«Quand'è così, ho fatto presto ad assumere gli ordini religiosi. Pax vobiscum. Non lo dimenticherò. Addio, nobile Atelstano; addio, mio povero matto, che hai il cuor miglior della testa, vi salverò tutti, o morirò nel tentarlo. Il sangue dei nostri re Sassoni non verrà sparso, finchè rimarrà stilla del mio in queste vene; nè un capello cadrà dal capo di un fedele servo, che rischiò tutto pel proprio padrone, finchè il braccio di Cedric potrà sollevarsi in sua difesa. Addio.»

«Addio, nobile Cedric» disse Atelstano. «Ricordatevi che per sostener bene la parte di frate, vi è d'uopo accettare quanti reficiamenti vi vengono offerti.»

«Addio, nostro zio» soggiunse Wamba: «badate a non dimenticarvi del Pax vobiscum

Munito di questo duplice avvertimento, Cedric si dipartì dai compagni, nè tardò molto a far prova dell'efficacia del talismano raccomandatogli, come potentissimo, dal suo buffone. In un andito basso, stretto ed oscuro, che a quanto ei credea, dovea condurlo nella sala di ricevimento, s'incontrò in una giovane.

«Pax vobiscum» le diss'egli, traendosi da un lato per lasciarla passare.

Si arrestò questa, e con voce soave gli rispose: «Et tibi quaero; domine reverendissime, pro misericordia tua.»

«Sono alquanto sordo» replicò Cedric in buon sassone, e accorgendosi tosto di aver parlato un idioma sospetto, disse fra sè medesimo: «Vadano al diavolo il matto e il suo talismano! Ho rotto la lancia mia al primo scontro.»

Non era cosa molto straordinaria in que' tempi il trovare un ecclesiastico duro d'orecchio, allora che gli si parlava il latino, e la persona che gli volse quei detti sapeva assai bene tal lingua.

«Per amor del cielo! reverendo padre» ella gli disse in sassone «degnatevi di porgere qualche spirituale conforto ad un prigioniere ferito che trovasi in questo castello. Non gli negate tale atto di compassione, che il vostro santo ministerio chiede da voi. Nessuna fra le buone azioni di vostra vita avrà mai portato tanto utile al convento cui appartenete.»