«Figlia mia» rispose grandemente imbarazzato Cedric «è già spirato il tempo concedutomi per rimanere in questo castello. Mi è d'uopo uscirne subitamente per tal affare che risolve di vita o di morte.»

«Non vi opponete alla mia preghiera, o buon padre; ve ne supplico, invocando que' voti che avete giurati voi stesso, di non lasciare cioè morire privo de' vostri avvisi e soccorsi spirituali un uomo oppresso, un uomo in pericolo.»

«Venga la peste a questo maladettissimo incontro!» sclamò Cedric, e stava per esalare la sua impazienza in termini anche meno addicevoli all'abito che in allora ei vestiva, quando a quel colloquio si frammise la voce stridula d'un'altra donna. Era costei Ulfrida, l'antica abitatrice della torre.

«Come sta, giovane imprudente?» gridava la vecchia. «È questa la gratitudine alla bontà con cui vi ho tratta dal vostro carcere? Costrignere questo venerabile religioso ad andare nelle furie per liberarsi dalle importunità d'un'ebrea?»

«Un'ebrea!» sclamò Cedric, cui non parea vero aver trovato tale pretesto a spacciarsi. «Lasciatemi passare, o donna; non mi toccate; la vostra sola presenza basta a lordarmi.»

«Venite di qui, padre mio» disse la strega; «voi non siete pratico del castello; mi farò io vostra guida. Seguitemi, perchè devo parlarvi. Quanto a voi, maledetta da Dio fino nel sangue, andate nuovamente nella camera del ferito, e rimanetevi sin ch'io ritorni. Guai a voi se l'abbandonate ancora senza mia permissione!»

Rebecca si ritirò. Ulfrida, alla quale era stata affidata la cura del ferito, fu mossa da desiderio di parlar col sant'uomo, di cui seppe tosto l'arrivo al castello. Incaricò quindi del proprio ministerio l'ebrea, che trasse di prigione ella stessa. Ognun s'immagina come la Israelita accettasse di buon grado sì fatto ufizio. Pronta poi questa ad afferrare tutte le possibilità di scampo ove credea vederne un raggio, pensò ai soccorsi o se non altro ai consigli che a tal uopo avrebbe potuto somministrarle il creduto frate. Spiò pertanto il momento in cui stavasi per partire colla speranza di destarne la compassione a favore dei prigionieri; ma vedemmo come ella incagliò ne' concetti divisamenti.

CAPITOLO XXVI.

«Qual d'atroci misfatti orribil tela

«A disvelarmi t'apparecchi? Assai