«No; non giugnerebbe a tempo. Il gel della morte potrebbe avere addiacciata quella lingua, che in questo momento è abile a parlarvi, nè vorrei scendere nel sepolcro, qual brutale fiera, siccome vissi; ma non ho, se nol cerco dal vino, il vigor bastante ad incominciarvi l'orribil racconto.»
Indi trangugiò un bicchier pieno di vino con tanta avidità, che parea temesse lasciarne una stilla alla tazza. — «Questo liquore m'infiamma la fantasia» ella disse «ma non m'allegra il cuore» e tornando a mescere ne presentò una tazza a Cedric. «Fate altrettanto, padre mio, se volete essere in forza ad ascoltare la mia confessione.»
Cedric avrebbe voluto esentarsi da tale scambievolezza; ma l'impazienza della vecchia nello stimolarlo andava quasi a disperazione, laonde si risolvè a cedere; dopo di che, mostrandosi questa soddisfatta dell'usatale compiacenza, continuò così il suo racconto.
«Non credeste ch'io fossi nata nell'abbiezione a cui mi trovate. Io era libera, d'alto legnaggio, ricca, felice, ben veduta, onorata; ora sono schiava, avvilita, infamata. Fecero di me quel che di donna può farsi i miei padroni fintantochè durommi avvenenza; itane questa, divenni per essi scopo di sprezzi, di derisione, d'abborrimento. Potete voi maravigliar, padre mio, s'io detesti il genere umano e soprattutto la schiatta da cui ogni mia calamità mi deriva? Questa vecchia increspata e decrepita può ella dimenticare d'essere figlia di chi, sol che aggrottasse il sopracciglio, facea tremare mille vassalli, d'essere figlia del nobile thane di Torquilstone?»
«Tu la figlia di Torquil Wolfganger!» sclamò Cedric surto in piedi e palesando segni di estrema sorpresa. «Tu la figlia di quel nobile Sassone, dell'amico, del fratel d'armi del padre mio!»
«Di tuo padre?» replicò Ulfrida. «Sta dunque presente a' miei sguardi Cedric il Sassone, perchè il nobile Everardo di Rotherwood non ebbe che un figlio, il cui nome è troppo ben conosciuto fra i nostri concittadini. Ma poichè sei Cedric di Rotherwood, a che quest'abito di frate? Venisti in tanta disperazione da credere impossibile la salvezza della tua patria? O cercasti all'ombra del chiostro un asilo contro la tirannide de' crudeli nostri oppressori?»
«Poco rileva qual ch'io mi sia» rispose Cedric, tornato a sedersi. «Prosegui, sciagurata donna, il tuo racconto colmo d'orrori e, non ne dubito, di delitti.»
«Sì: debbo narrarti delitti, neri delitti, tali empietà, per le quali non v'è speranza di perdono, divenutemi insopportabile peso, empietà che tutte le fiamme del purgatorio non basterebbero ad espiare. Sì: in questa rocca tinta del nobile e puro sangue del mio genitore, de' miei fratelli, esser io vissuta per isbramare i diletti del loro assassino, di tai diletti avere io stessa partecipato, essere stata ad un tempo la schiava e la complice de' costui traviamenti; tutte queste circostanze mi fan colpevole di delitti moltiplicatisi ad ogni fiato d'aria che ho respirato.»
«Sgraziata!» proruppe Cedric. «Così dunque intanto che gli amici del tuo povero padre, intanto che ogni vero Sassone, versava lagrime di sangue sulla morte di lui deplorabile, sulla strage de' tuoi fratelli, su quella di te medesima, perchè ognuno ha sempre avuto per fermo che Ulrica fosse soggiaciuta al destino di tutti i suoi, tu vivevi per meritare il nostro odio, la nostra esecrazione? tu vivevi presso il vile tiranno che sperse tutto quanto dovevi tenerti più caro, che si bagnò le mani nel sangue dell'innocente fanciullezza, l'infame, per cui opera non sopravvive un sol rampollo maschile della chiara prosapia di Torquil Wolfganger! Tu intanto ti stringevi a costui con vincoli di amore illegittimi!»
«Illegittimi, non v'ha dubbio, ma non vincoli d'amore,» soggiunse Ulrica che gli è omai inutile il rammentare sotto altro nome costei, e quello d'Ulfrida, ella lo aveva assunto dopo lo sterminio della sua gente. «Non alligna amore sotto queste vôlte sacrileghe, e sarebbe più agevol cosa il trovarlo ne' regni d'abisso. Amore no! ed è l'unico rimprovero ch'io non debba fare a me stessa. L'odio contra Frondeboeuf, contra ognuno della sua schiatta, era la sola passione da cui mi sentissi compresa fin negl'istanti, che si sarebbe detto notare nell'ebbrezza de' piaceri i miei sensi.»