«I vostri penitenti ebbero un lungo colloquio con voi, padre mio. Me ne congratulo per parte loro. È l'ultimo che hanno avuto con chicchessia. Gli apparecchiaste voi alla morte?»
«Erano preparati a qualunque evento» rispose Cedric balbettando quanto meglio poteva il francese «e vi erano preparati sin d'allora che seppero in potere di chi si trovavano.»
«Che ascolto, ser frate? voi avete un accento che puzza maladettamente di Sassone.»
«Venni allevato nel convento di san Vittoldo di Burton.»
«Intendo. Sarebbe stato meglio per te se tu nascevi Normanno; e sarebbe anche stato meglio il mio caso, ma ne' momenti di bisogno uom non può sempre scegliere i suoi messaggieri. Questo convento di san Vittoldo è un nido di gufi, che sarà opera buona il disperdere. Oh! verrà l'istante che la cocolla non gioverà ai Sassoni più di quel che li proteggono le loro sarcotte.»
«Sia fatta in tutto la volontà del Signore!» disse Cedric con voce tremante di rabbia, il qual tremito Frondeboeuf credè effetto della paura.
«Tu già, ben me n'accorgo, nella tua spaventata immaginazione vedi i miei armigeri alle porte del refettorio, delle celle del tuo convento. Però, prestami un servigio, e qualunque cosa possa accadere ai tuoi confratelli, il canile ove stai non sarà tocco, vi dormirai tranquillamente come la lumaca entro il suo nicchio.»
«Fatemi dunque conoscere i vostri voleri» soggiunse Cedric celando a stento il fremito interno dell'animo.
«Seguimi per quest'andito, e uscirai per la porta di soccorso.»
Indi mostrando il cammino al supposto ecclesiastico, lo istruì in tali termini delle cose che desiderava da lui.