In quell'istante giunsero alla porta di soccorso; ed avendo attraversata la fossa sopra un panconcello, giunsero ad un fortino costrutto ad esterna difesa, e che comunicava colla campagna mediante altra ben guernita portella.

«Vanne dunque» con tai detti il congedò Frondeboeuf: «se eseguisci fedelmente la commissione che t'assumesti, poi torni qui, troverai la carne di Sassone a tal buon prezzo, che a migliore non sarà mai stata venduta la carne di porco nel mercato di Sheffield. Anzi, dopo l'affare torna liberamente, perchè mi sembri un buon diavolo. Ti vo' far bere tanta malvasia quanta basta ad imbriacare la tua comunità tutta intera.»

«Spero anch'io che ci rivedremo» soggiunse Cedric.

«Intanto prendi questa moneta» disse il Normanno; e lasciando Cedric gli mise fra le mani quasi a mal grado di lui un bisanto d'oro, aggiugnendo: «Ma bada bene, che se mi manchi di parola, ti strappo la cocolla, e la pelle che ci sta sotto.»

«Te ne do licenza» rispose Cedric allontanandosi a grandi passi «se quando ci rivedremo non mi sarò meritato che tu tratti meco altrimenti.» Trovandosi allora in qualche distanza dal castello si volse alla parte ove lasciò Frondeboeuf, e gettando ver quella il bisanto d'oro, sclamò: «Maladetto Normanno, possa tu sperderti col tuo dono!»

Ma Frondeboeuf non si era ancora partito di lì, onde comunque non avesse potuto in tale lontananza udir le parole, o imperfettamente fu se le udì, vide però l'atto di gettar via qualche cosa che lo pose in sospetto. «Arcieri!» gridò egli alle scolte che guernivan le mura. «Una scarica generale di frecce sulla cocolla del frate!» Le quali scolte fer volto immantinente agli archi e obbedirono; ma Cedric a quell'ora trovavasi fuor di gittata.

«Che costui ardisse tradirmi?» meditò Frondeboeuf mentre facea ritorno al castello. «Ma infine che sarà? Questi cani di Sassoni che ho prigionieri mi tengon sempre aperta una strada alle negoziazioni. Olà, Gilles! A me Cedric di Rotherwood, e l'altro furfante di quel suo compagno, che si chiama Coningsburgo..... o Atelstano, mi pare; questi sgraziati nomi sassoni son sì duri alla lingua d'un Normanno! Al sol pronunziarli par che si abbia cotenna di lardo in bocca. Tanto che me la risciacqui, portatemi un fiasco di vino nella sala d'armi, ed ivi conducetemi i prigionieri.»

Venivano eseguiti sì fatti ordini, mentr'egli si avviava alla sala d'armi che era una loggia gotica ornata di trofei, frutto delle vittorie riportate da lui e dal padre suo, perchè nè il vecchio nè il giovane Frondeboeuf mancarono di valore. Entrando, vide sopra la tavola, che era non leggier lavoro di legno di quercia, un fiasco di vino, e in piedi dinanzi a quella i due prigionieri, cui quattro armigeri facevano guardia. Per prima cosa bevè Frondeboeuf, indi squadrò collo sguardo que' Sassoni. Ma rade volte egli avea veduto Cedric, così per la solerzia ch'ei ponea nel disdirsi ogni corrispondenza coi Sassoni suoi confinanti, come perchè poche volte usciva dei propri dominii. Tal circostanza, unita all'oscurità che dominava in quella sala e all'arte onde Wamba cercava nascondere il volto col berrettone, e col mantello, fece sì ch'ei non s'accorgesse allor della fuga di quello fra' suoi prigionieri, di cui maggiormente curavasi.

«Eccomi a voi, miei bravi Sassoni» disse il Normanno. «Come ve la passate a Torquilstone? Capite bene tutto quello che han meritato le vostre insolenze, la tracotanza onde osaste condurvi nel tempo d'una festa dovuta alla munificenza d'un principe della casa d'Angiò? Non avrete dimenticato in qual modo corrispondeste all'ospitalità del real principe Giovanni, ospitalità di cui eravate sì poco degni! Per Dio e per san Dionigi! se non mi pagate un ricco riscatto vi farò appiccare per li piedi alle spranghe di ferro di queste finestre, e ci starete fintantochè i corvi e gli avvoltoi abbiano fatti due scheletri de' vostri corpi. Andiamo! non dite nulla, cani di sassoni? Qual somma mi offerite per riscattare la vostra miserabile vita? Incominciamo da voi ser Rotherwood; che cosa mi darete?»

«Neanco una scorza di noce» rispose Wamba. «Dacchè son al mondo, ho sempre camminato colla testa all'insù, e nondimeno si pretende ch'io abbia volto il cervello. Chi sa che mettendomi colla testa all'ingiù, il cervello non torni all'insù? È una prova che non ho mai fatta.»