«Sto a patto di provare tutti gli effetti del vostro sdegno, o signore, se questi non è un vero frate» rispose Gilles. «Il vostro scudiere Jocellyn lo conosce da vicino. Egli è frate Ambrogio, qui spedito dal priore di Jorvaulx.»

«Quand'è così, entri!» soggiunse Frondeboeuf. «Senza dubbio ne arreca notizie del suo padrone. Quegli non ha mai fastidi pel capo! Convien però dire che il diavolo sia in vacanza, e che i preti e i frati non abbiano adesso nulla da fare, se corrono così la campagna! — Guardie, allontanate i prigionieri, e tu, Sassone, pensa a quanto hai inteso.»

«Io domando» disse Atelstano «d'essere trattato onorevolmente, alloggiato e nudrito come s'aspetta al mio grado, e come debb'esserlo tutt'uomo che sta negoziando pel suo riscatto. In oltre sfido colui che fra voi si stima il più valoroso a rendermi ragione corpo a corpo dell'attentato contra la mia libertà. Tale disfida, o Frondeboeuf, debb'esserti stata portata dal tuo scudiere scalco. Tu non ne facesti conto veruno, pur t'è duopo rispondermi. Eccoti il mio guanto.»

«Non ricevo disfida da un mio prigioniero, e nessuno de' miei amici corrisponderà a tale invito. Gilles, raccogli il guanto di quel franklin, e sospendilo ad uno di questi corni di cervo; vi rimarrà finchè sia libero chi il gettò. Allora s'egli osa ridomandarlo o s'egli osa asserire, che fu fatto illegalmente mio prigioniere, avrà che fare con uomo, il quale non ricusò mai scontro col suo nemico, a piedi o a cavallo, solo a solo o conducendo i propri vassalli.»

Intantochè i prigionieri si ritiravano, entrava frate Ambrogio, la cui fisonomia era d'uomo costernato.

«Ecco un vero pax vobiscum» disse Wamba, in passandogli vicino, «gli altri erano moneta falsa.»

«Santissima Vergine!» sclamò il frate guardando ad uno ad uno i tre cavalieri. «Son io finalmente in sicuro, e in mezzo a Cristiani?»

«Sì, sì, sei in sicuro» disse Bracy: «quanto poi ad essere in mezzo a Cristiani, contempla. Questi è il prode barone Reginaldo di Frondeboeuf, che abborrisce a morte gli Ebrei; e questi il valoroso cavalier Templario, Brian di Bois-Guilbert, il cui mestiere è ammazzar Saracini. Se a tai segni non ravvisi i buoni Cristiani, non saprei qual altro tu ne sapessi desiderare[42]

«Lo vedo. Voi siete amici e confederati del nostro reverendo padre in Dio, Aymer, priore di Jorvaulx» soggiunse il frate, prendendo per buona valuta l'encomio fatto da Bracy ai suoi compagni. «Quali cavalieri adunque e quali cristiani gli dovete protezione e soccorso; perchè, come si esprime il beato sant'Agostino nel suo trattato de Civitate Dei....»

«Che razza d'istorie ci sta infilando quest'animale?» lo interruppe così Frondeboeuf «o piuttosto che dici tu, ser frate? Noi non abbiamo or tempo d'udire le citazioni de' santi padri.»