«Sulla fede del mio Ordine» diss'egli «questi maledetti mandano avanti gli approcci con maggior ordine ed ingegno che non ne avrei in essi creduto. Ve' come sanno disinvoltamente farsi baluardo di ogni albero, d'ogni sterpo! E come ben progredisce quel mantelletto che gli assicura dai nostri dardi, dalle nostre frecce. Non vedo, gli è vero, fra loro bandiera o stendardo, ma scommetterei la mia catenella d'oro, che li guida qualche cavaliere, qualche uomo perito nel mestier della guerra.»
«Non v'ha dubbio» aggiunse Bracy. «Anzi vedo brillar l'elmo e la corazza di un cavaliere. Non osservate là in fondo quell'uomo d'alta statura, coperto d'armi nere, che sta schierando una banda d'arcieri? Per san Dionigi! Credo non ingannarmi. È quell'istesso cui mettemmo nome il Neghittoso Nero, quegli, Frondeboeuf, che nel torneo d'Ashby vi fece votare l'arcione.»
«Ne godo» rispose Frondeboeuf. «Egli vien senz'altro per darmi la mia rivincita. Gli è a dire che sia qualche mascalzone di bassa lega, perchè non ardì farsi vedere dopo il torneo per ricevere il premio che il caso gli aggiudicò. Avrei avuto un bel rintracciarlo tra le file ove i nobili e i cavalieri cercano i lor nemici. Ben mi torna adesso di trovarlo confuso colla plebaglia.»
Ma gli apparecchi dell'assalto divenivano vie più serii e incalzanti, onde non v'era altro tempo da perdere in discorsi. I cavalieri si trasferirono ciascuno al proprio luogo, conducendo seco il piccol numero d'uomini posti sotto i lor ordini, nè bastanti a guernire tutto il ricinto di quelle mura, ed aspettarono con calma e coraggio lo scoppio da cui venivano minacciati.
CAPITOLO XXVII.
«Della stirpe d'Adam gramo rifiuto
«Son le genti idumee; pur dagli strali
«Feri di morte n'è il poter temuto.
«A lor colline e ombriferi viali
«Di fiori e d'erbe porgono tributo,