«Che d'un guardo la turba de' mortali
«Non degna sol; di man dotta il lavoro
«Ne elice di salute il bel tesoro.
Il Giudeo.
Fa di mestieri che la nostra storia torni addietro poche pagine a fine di mettere innanzi agli occhi del leggitore alcune circostanze necessarie a lui da sapersi per comprendere quanto rimane di questo rilevante racconto. Certo gli sarà stata bastante scorta la propria intelligenza ad accorgersi, come allorquando Ivanhoe cadde stremo per le ferite, e parve abbandonato da ognuno, Rebecca dovesse aver ottenuto per sua filiale insistenza dal padre, ch'ei facesse trasportare il giovine guerriero in quella casa del sobborgo di Ashby, ov'era la temporanea dimora di quest'Ebreo.
E tale insistenza di Rebecca diveniva necessaria, non perchè Isacco fosse privo di umanità e di sensi di gratitudine, ma per l'ostacolo che a tale desiderio della figlia opponeano nel cuore di lui gli scrupoli e i pregiudizi della sua perseguitata nazione.
«Beato Abramo!» ei sclamava; «intendo bene ch'è un giovane pien di merito, e mi spezza il cuore a vederne sgorgare il sangue che gli lorda quella casacca sì ben ricamata, quel giustacuore di finissimo panno! Ma trasportarlo in casa nostra! vi hai ben pensato, mia figlia? Egli è cristiano, e la nostra legge non ci permette avere corrispondenze nè con Cristiani nè con Gentili se non se per affari sol di commercio.»
«Non parlate così, padre mio,» rispose Rebecca: «egli è vero che non dobbiamo collegarci ad essi ne' piaceri de' banchetti, ma feriti o infelici, qualunque religione professino, tutti gli uomini ne divengon fratelli.»
«Mi piacerebbe sapere come la pensi a tale proposito il rabbino Giacob ben Tudela. Non quindi è giusto che un sì valoroso giovane perisca per mancanza di chi lo soccorra. Seth e Ruben non hanno che a trasportarlo ad Ashby.»
«Lo mettano nella mia lettica, o mio padre; io cavalcherò uno dei nostri palafreni.»