Tai ragionamenti persuasero Ivanhoe che poco dopo bevè la pozione calmante e narcotica apprestatagli dalla Israelita avvenente, e n'ebbe conforto d'un sonno placidissimo e non interrotto, onde la sua pietosa assistente, non trovando alla domane alcun sintomo di febbre in lui, giudicò che poteva essere trasportato senza tema d'alcun pericolo.

Venne collocato nella lettica medesima entro cui lo ricondussero dal torneo, nè si trascurò sollecitudine atta a rendergli più agiato un tal viaggio. Non vi fu che una cosa sola non potutasi vincere da Rebecca a pro dell'infermo. Isacco, simile al viaggiatore arricchito di Giovenale, avea sempre dinanzi agli occhi la paura de' ladri, consapevole per altra parte che fossero Normanni o Sassoni, cavalieri o scorridori, niuna di queste classi o schiatta si facea scrupolo dispogliarlo. Impiegando però quanta giornata potea nel cammino, brevi e poche pause ei concedeva alle bestie e a chi le governava, cui mancavano quasi gl'istanti di prendere un poco di nutrimento. Tal fu la cagione per cui si trovò molto innanzi a Cedric e ad Atelstano, partiti bensì nello stesso tempo di lui, ma che aveano fatta quella lunga fermata da noi descritta al convento di san Vittoldo. Nondimeno, o ne avesse merito il balsamo della dotta Miriam, o vero la robusta tempera d'Ivanhoe, non derivò da questo sforzato cammino alcuno di quegli inconvenienti che per la salute del ferito avea temuti Rebecca.

Fors'anche altri motivi segreti avea l'impazienza che facea Isacco tanto sollecito di accelerare il viaggio. Gli è certo che questa diede ben presto origine a dispareri tra lui e gli uomini da esso noleggiati per servirgli di scorta. Essi erano Sassoni, tenerissimi quindi del buon desco e di tutte le loro comodità, com'era l'usanza del paese, usanza che lor meritò dai Normanni gl'ingiuriosi titoli d'infingardi e ghiottoni. Se aveano acconsentito prestar servigio all'Ebreo facoltoso, fu colla speranza di vivere a spese sue lungo tempo; e sol quando s'accorsero com'ei volea correr tanto, conobbero d'avere sbagliati i propri conti. Cominciarono quindi a diffondersi in rimostranze sul danno che da tal modo di viaggiare sofferivano le loro bestie; ma parlavano ad un sordo nel presentarle ad Isacco. Vi fu in oltre caldissima disputa tra lui ed essi intorno la quantità di birra e vino che pretendevano a ciascun pasto. Da tutte le ridette circostanze divenne che all'approssimarsi del pericolo il più paventato da Isacco, ei si vide abbandonato dai malcontenti mercenari, sulla cui protezione avea fondato speranze dopo essersene sì male assicurata la fedeltà[43].

Così trovavasi derelitto in mezzo alla selva colla sua figlia e coll'infermo, allorchè si scontrarono in lui Cedric e Atelstano come vedemmo, e vedemmo parimente in qual guisa le due congiunte brigate cadessero in potere di Bracy e de' confederati di Bracy. Niuno de' supposti masnadieri pose grande attenzione alla lettica, che fors'anche avrebbero lasciata ove la trovarono, se non era la curiosità di Bracy, il quale non aveva anche riconosciuta lady Rowena, coperta da un velo assai fitto. Egli suppose pertanto che potesse entro la lettica starsi la donna divenutagli scopo d'impresa sì perigliosa. S'affrettò quindi ad aprire la ridetta lettica, nè poco fu la sua maraviglia allo scorgere il ferito cavaliere, che credendosi caduto fra le mani di sassoni scorridori, presso i quali l'essere conosciuto per quel ch'egli era divenisse salvaguardia così per sè come per gli altri suoi compagni, si annunziò per Wilfrid d'Ivanhoe tostamente.

Anche in mezzo alla leggerezza e agli sregolamenti della sua vita, Bracy avea sempre conservato qualche principio di onore cavalleresco. Non solamente quindi non venne ad alcuna estremità contro l'uomo in cui temea giustamente il proprio rivale, e privo allora d'ogni difesa, ma si astenne accuratamente dal far partecipe della sua scoperta Frondeboeuf, il quale al certo non si sarebbe ristato per riguardi dall'uccidere immantinente colui che potea disputargli la signoria d'Ivanhoe. Non quindi però Bracy si avvisava di restituire a libertà un rivale preferito da lady Rowena come troppo il davano a credere gli avvenimenti del torneo, e come d'altra parte ei non doveva ignorare, per essere cosa generalmente notoria, il bando che a cagione di questo amore avea sofferto dal paterno tetto Wilfrid; chè l'usare sì nobilmente con un tale emulo era sforzo superiore alla generosità di Bracy, il quale prese quindi un temperamento di mezzo fra il bene ed il male, cosa unica di cui si sentisse capace. Pose adunque due de' suoi scudieri a ciascuna banda della lettica, ordinando loro di non permettere a chicchessia d'avvicinarvisi. Giusta le istruzioni che trasmise ai medesimi doveano rispondere a qualunque interrogazione venisse lor mossa, quella essere la lettica di lady Rowena, ove aveano collocato un proprio compagno ferito. Giunti a Torquilstone, e nel tempo che il signor della rocca e il Templario pensavano unicamente a mettere in opera i concetti divisamenti, l'un contra l'Ebreo, l'altro ver la figlia dell'Ebreo, gli scudieri di Bracy trasferirono Ivanhoe in un appartamento separato della rocca, continuando a farlo credere un lor compagno. E tal menzogna volsero anche in propria scusa, allorchè Frondeboeuf fin ne' primi momenti di agitazione che seguirono l'udito squillo del corno e la disfida degli assedianti, si mise in ronda attorno al castello, e giunto al luogo ove stavano il ferito e coloro che il custodivano, rampognò questi perchè non s'erano tosto condotti sopra i bastioni appena dato il segnal dell'allarme.

«Un compagno ferito!» sclamò egli con accento di collera ad un tempo e di sorpresa. «Non maraviglio ora, se bande di villani e di scorridori ardiscono mettere assedio ai castelli, poichè coloro che li dovrebbero difendere si son dati al mestier d'infermieri. Su i bastioni, sciaurati! su i bastioni! o v'ammaccherò l'ossa a furia di piattonate.»

Gli scudieri di Bracy gli risposero con fermezza «niuna cosa desiderar eglino tanto siccome l'unirsi agli altri nella difesa della rocca assediata; essere però importante, ch'ei, Frondeboeuf, s'incaricasse di scusarli presso il loro padrone, da cui solo aveano ricevuto il comando di prestare assistenza a quel moribondo.»

«Che moribondo?» sclamò il brutal castellano. «Fra poco sarem moribondi tutti, vel prometto io, se si continua a dormire così! Quanto al vostro infermo, non dubitate, ho chi vi solleverà da sì fatto incarico. Ulfrida, olà Ulfrida!» sclamò con voce da stentore «maladetta vecchia strega di sassone! Sei sorda del tutto? Vien qui presto. Abbi cura di questo infermo giacchè è detto che se ne debba aver cura. E voi pensate a far uso dell'armi. Eccovi due balestre. Correte ad una feritoia, ed ogni freccia che scoccherete trapassi il cuore d'un Sassone.»

I due scudieri, che simili alla maggior parte de' lor colleghi, detestavano lo starsi senza far nulla, quanto amavan le pugne, si trasferirono giubilanti al posto ad essi indicato. Per tal modo trovatosi Ivanhoe affidato ad Ulfrida, o per dir meglio ad Ulrica, costei che avea sol voglia di nudrir la mente con immagini di risentimento e di vendetta, rassegnò l'impiego avuto presso il ferito a Rebecca.

CAPITOLO XXVIII.