Ma Ivanhoe, simile al cavallo bellicoso rimembrato nel decorso di questo tratto sublime, fremea d'impazienza sulle ferite che il rattenevan supino, e ceduto avrebbe quanto egli avea sulla terra per partecipare ai combattimenti, che questi confusi strepiti prenunziavano.

«Oh potess'io trascinarmi solamente a quella finestra!» egli esclamava. «Vedere almeno le nobili imprese di cui s'avvicina l'istante! Scoccare una freccia, sollevare un'azza, non fosse che per portare un sol colpo, ma che divenisse quello della nostra liberazione!... Inutili voti! Il mio corpo è spossato, siccome inerme è il mio braccio.»

«Non ismaniate così nobile cavaliere» gli disse Rebecca. «Lo strepito d'improvviso ha cessato. Forse non si vien oltre alle mani.»

«Voi non sapete nulla di tali cose!» le rispose con tuono d'impazienza il cavaliere. «Tale istante di taciturnità annunzia solamente che gli armigeri presero il luogo assegnato loro su i baluardi, annunzia che aspettano il momento dell'assalto. Quanto avevamo udito fin qui era unicamente il tuono foriero d'una procella lontana; è giunta l'ora che questa scoppierà in tutto l'apparato del suo furore.... Sì! gli è d'uopo ch'io tenti raggiugnere quella finestra.»

«Oltrechè non vi riuscireste» rispose Rebecca «ne verrebbe un ritardo notabile alla vostra guarigione.» Poi non vedendo una miglior via di calmarne le smanie: «Mi vi collocherò io medesima» con fermezza soggiunse «e vi darò conto di tutte le cose che succedono al di fuori.»

«Ciò non farete e ve lo proibisco» sclamò Ivanhoe con vivacità, «Ogni finestra, ogni apertura di questa rocca sarà d'ora innanzi scopo agli arcieri; e una freccia lanciata a caso....»

«Verrebbe a tempo» disse con sommessa voce Rebecca, e saliva intanto i gradini che conducevano alla finestra.

«Rebecca, mia cara Rebecca,» Ivanhoe continuò «non avvisaste mai questi essere passatempi da giovinetta. Non vi avventurate a ricevere qualche ferita e forse il colpo di morte. Vorreste voi procacciarmi l'eterno rimorso d'esserne stato io la cagione e che tal rimembranza avvelenasse il rimanente di que' giorni che voi m'avete salvati?... Almeno, se non posso smovervi dalla vostra idea, copritevi con quello scudo che la combinazione fa essere in questa stanza.»

Si attenne a tal suggerimento Rebecca, la quale munitasi dello scudo indicatole da Ivanhoe si collocò alla finestra con sì fatto accorgimento, che senza correre molto pericolo potea osservare tutto quanto accadea, e rendere Ivanhoe consapevole degli apparecchi d'assalto che si faceano dagli assedianti; divisamento che la situazione medesima di quella stanza favoriva assaissimo. Posta ad un angolo del corpo principale di questo edifizio, e scopriva tutte quante le cose operate al di fuori, e dominava le difese esterne, contra cui pareano doversi indirigere i primi sforzi degli assalitori. Si stavano tai difese in un fortino, nè alto, nè ampio di soverchio, ed inteso ad assicurare la porta di soccorso d'onde Frondeboeuf diede uscita a Cedric. Una fossa separava dal castello questo fortino, talchè se il nemico si fosse anche impadronito di esso, non perciò diveniva padrone della rocca, essendo facile il torgli colla medesima ogni comunicazione abbattendo i panconcelli che faceano ufizio di ponte. Il portello d'onde usciasi dal fortino corrispondeva in dirittura alla porta di soccorso, cinto essendo di forti pallizzati tutto il lavoro. Dal numero d'uomini messi a difendere un tal punto Rebecca giudicò, che contr'esso principalmente gli assediati temessero l'impeto dei nemici, e in tal giudizio si confermava al vedere come il maggior nerbo delle truppe assedianti si fosse collocato rimpetto al fortino medesimo, che era omai cosa evidente divisar eglino prender d'assalto, e riguardarlo siccome quella mira da cui si ripromettevano speranza di migliore successo.

La nostra Ebrea comunicò le osservazioni fatte ad Ivanhoe, non senza aggiugnere come un ragguardevole stuolo d'arcieri tenesse il lembo della foresta, non potersi però assegnarne il numero attesochè la maggior parte di essi gli alberi nascondevano.