Ma ne fu interrotto il dire dall'acuto squillo de' corni sassoni, segnal dell'assalto, cui dall'alto de' baluardi risposero le trombe e i timballi normanni per provare ai nemici di non temerli. Aumentavano il tumulto le grida che venivano dalle opposte parti: San Giorgio per l'Inghilterra! eran le voci che gli assalitori mettevano. Innanzi Bracy! — Beauséant, Beauséant! — Frondeboeuf alla riscossa! gridavano tutti insieme, ciascuno a norma del capo che li guidava, i drappelli degli assediati.
Ma la querela non era tale del certo da ristarsi in sole grida; e ai disperati sforzi degli avversari, gli assediati opposero una resistenza non men vigorosa. Gli arcieri, cacciatori di mestiere ed avvezzi quindi a ben valersi dell'arco ne' boschi, miravano con tanta aggiustatezza, che ciascuna apertura di muro ove qualche difensore si facea vedere, divenia bersaglio d'un nembo di frecce, delle quali ben poche andavan perdute: ognuna d'esse avea il suo destino, e le indirigeano ad ogni feritoia, ad ogni finestra, ove scorgevano nemici, o dove credevano possibile che se ne trovassero. Queste vigorose salve uccisero due o tre uomini della guarnigione, e molti ne ferirono. Ciò nullameno grandemente affidati nella bontà delle loro armature, e nel vantaggio di munita situazione, gli armigeri di Frondeboeuf e i loro confederati poneano nel difendersi un'ostinazione eguale all'accanimento degli assalitori, su i quali faceano piovere una continua grandine di pietre e frecce, e d'ogni genere d'attrezzi da gitto che danneggiavano gli assedianti più di quanto eglino, e peggio armati ed alla scoperta, potessero nuocere agli assediati. Il continuo fischiar delle frecce si udia meno, sol quando più forte era il gridare d'una delle due parti che avesse la peggio.
«Ed io dovrò qui restarmi come un frate nel suo chiostro» sclamò Ivanhoe «intanto che gli altri risolvono la lotta da cui la mia libertà o la mia morte dipendono? Mia cara Rebecca, osservate anche una volta alla finestra, ma abbiate ogni cura di coprirvi collo scudo. Osservate, e ditemi se gli assedianti guadagnano terreno.»
Con un coraggio fattosi in lei più vigoroso dopo una preghiera ch'ella volse colla mente al cielo in questo breve intervallo, Rebecca tornò alla finestra, prendendo ogni possibile cautela onde quelli ch'eran di fuori non la scorgessero.
«Ebbene! che vedete, o Rebecca?»
«Non vedo che un nuvolo di frecce, tanto fitto che i miei occhi ne sono abbarbagliati e incapaci di discernere color che le scoccano.»
«Non faranno nulla, se non cercano impossessarsi del castello a viva forza. Che giovano mai le frecce contra muraglie e baluardi di pietra? E il cavaliere che ha per suo stemma il catenaccio, come si conduce? Mi rileverebbe saperlo, perchè tal capitano, tai soldati.»
«Nol vedo.»
«Oh l'uomo vile che abbandona il governale all'infuriare della procella!»
«No, non lo abbandona che in questo punto, lo vedo. Ei s'affretta con un corpo di truppe verso lo steccato esterno del fortino. — I piuoli e i palizzati son già abbattuti a colpi di azza. Il grande pennacchio nero del cavaliere sovrasta a tutti i capi de' suoi compagni. — Han fatta una breccia nello steccato esterno del fortino. — Vi corrono. — Ne son respinti. Frondeboeuf è capo de' difensori del fortino: lo ravviso alla statura sua gigantesca. — Gli assalitori tornano a far impeto. La breccia è assalita e difesa, corpo contra corpo, uom contra uomo. Dio di Giacobbe! qual lugubre spettacolo! Direbbersi due oceani infuriati che i venti spingono l'un contra l'altro.»