Mia cara Rebecca, osservate anche una volta alla finestra, ma abbiate ogni cura di coprirvi collo scudo. Osservate, e ditemi se gli assedianti guadagnano terreno. pag. 256.

Ella si ritirò un istante per dar qualche pausa ai suoi occhi non avvezzi a tali scene d'orrore.

«Continuate ad osservare, o Rebecca» le disse Ivanhoe che prese equivoco sul motivo onde la giovane s'era ritratta. «Ora non correte più tanto pericolo, perchè si battono ad arme bianca, ed è quindi sminuito il lanciar delle frecce. Cara Rebecca, proseguite a darmi conto di quel che accade.»

Rebecca tornò dunque a fisar su quel campo lo sguardo, e quasi tosto esclamò: «Santi profeti della legge! Frondeboeuf e il cavalier Nero, corpo a corpo combattono sulla breccia. Quai grida mandano i soldati di entrambi i capi! Par che aspettino da un tal duello l'esito della pugna. Il cielo protegga la causa dell'oppresso, dell'innocente!» — Mandò indi un gemito: «Egli è caduto» gridò. «Egli è prosteso sul suolo.»

«Chi caduto?» chiese con enfasi Ivanhoe. «Per l'amor della santa Vergine, chi è prosteso sul suolo?»

«Il cavalier Nero» rispose in tuon costernato Rebecca — ma non corse un istante che mettendo voci di giubilo esclamò: «Sia benedetto il Dio degli eserciti! Si rialza; è in piedi, combatte, e si direbbe che il suo braccio vale per venti uomini. — Dio! gli è andata in pezzi la sciabola. — Ha afferrata l'azza d'un soldato. Ha messo alle strette Frondeboeuf. — Gli mena colpi disperati. — Il gigante vacilla come una quercia sotto la scure del legnaiuolo. — È caduto! è caduto!»

«Chi? Frondeboeuf?» gridò Ivanhoe.

«Sì, Frondeboeuf. I suoi armigeri si affrettano per soccorrerlo. Li guida il Templario. — Conducono Frondeboeuf entro il castello. — Il guerrier Nero è costretto a fermarsi.»