«Ma gli assedianti han già occupata la parte interna del palizzato?»

«Vi sono, vi sono. Spingono i nemici contro gli ultimi steccati. — Piantano scale. — Scalano! Gli uni sugli omeri degli altri! Li direste uno sciame d'api. Dall'alto delle mura gettan sopra di loro sassi, travi, tronchi d'alberi. — Ad ogni ferito che vien portato via, un altro combattente ne prende il luogo. Onnipotente Iddio! creasti tu l'uomo a tua immagine, per vederlo distrutto dalle mani medesime de' suoi simili?»

«Non pensate a ciò. Non è momento di abbandonarsi a tali meditazioni. Qual delle due parti ha il vantaggio?»

«Le scale son rovesciate, coloro che le coprivano atterrati, conquassati, feriti. Il vantaggio è degli assediati.»

«Per san Giorgio! e gli assedianti saranno vili a tal di fuggire?»

«No, no: tornano valorosamente a far urto contro al nemico. Il cavalier Nero è sempre alla prima fila. S'accosta brandendo un'azza alla porta del fortino. — Udite che sorte di colpi egli mena? Sonan più forte che lo scricchiolar dell'armi e il gridare de' combattenti. Gli fan piover addosso e sassi e tronconi. Ma egli non mostra accorgersene, come se fossero piume o falde di neve.»

«Per san Giovanni d'Acri!» disse Ivanhoe sollevando il corpo quanto il potè dal suo letto. «Non conosco in Inghilterra che un uomo solo capace di condursi in cotal guisa. Ah! perchè ora non m'è lecito secondarlo?»

«La porta del fortino cede» disse Rebecca «è atterrata, vi si lanciano entro. Il fortino è in potere degli assedianti: o mio Dio! precipitano nella fossa coloro che lo custodivano. O uomini! se siete veramente uomini, risparmiate i vostri simili ridotti a tale di non si poter più difendere.»

«Ma il ponte, il ponte che comunica col castello; gli assalitori ne sono essi i padroni?»

«Il ponte è distrutto. Il Templario dopo essere rientrato nella rocca con alcuni uomini del suo seguito, ha ritirati i panconcelli di cui era formato. Udite voi queste grida? annunziano il destino degli infelici che non poterono tenergli dietro. Oimè! la vittoria offre uno spettacolo più dolente ancora della battaglia.»