«Ella gli assapora da gran tempo» soggiunse Ulrica spalancando le cortine e mostrandosi agli occhi di Frondeboeuf «da lungo tempo ella bee in questo calice, e sol meno amara le sembra l'infernale bevanda dacchè sei costretto ad appressarvi il labbro tu ancora. Non digrignare i denti, Frondeboeuf, non girare attorno quegli occhi tuoi furibondi, non comporre alle minacce il tuo volto. Pensa che quel braccio tuo sì terribile dianzi, ha perduta ogni forza; e che quell'Ulrica, già scopo a' tuoi dispregi, in questo punto domina sopra di te.»

«Abbominevole malfattrice! degna figlia dell'inferno!» sclamò Frondeboeuf «sei tu dunque che vieni a pascer lo sguardo della disperazione cui mi trassero i tuoi scellerati consigli!»

«Sì, Reginaldo, ella è Ulrica, la figlia di Torquil Wolfganger, la sorella de' figli suoi trucidati insieme al lor padre in questo castello, ella che viene a chieder conto a te ed a' tuoi, del padre suo, de' suoi fratelli, del suo onore, della sua fama, di tutto quanto ha perduto per la mano dei Frondeboeuf. Pensa agli oltraggi che ho ricevuti, e rispondimi se mentisco. Tu fosti il mio cattivo angelo, il voglio essere di te; e le mie maledizioni t'accompagneranno sino all'ultimo tuo sospiro.»

«Abbominevole furia!» sclamò Frondeboeuf «i tuoi occhi non arriveranno a veder tale istante. Olà! Gilles, Clemente, Eustachio, san Mauro, Stefano! Impadronitevi della esecrabile strega, e precipitatela dall'alto di queste mura. Ebbene! Ove siete dunque, perfidi vassalli? Perchè non obbedite alla mia voce?»

«Tu puoi ben chiamarli a tua posta, valoroso barone» gli disse la vecchia con ischernevol sorriso «e minacciarli di prigionia e di morte, se non adempiscono i tuoi comandi, ma sappilo, non ne riceverai nè risposta nè soccorsi. Ascolta» soggiunse di poi interrompendo per un istante il suo dire. «Non ti feriscono l'orecchio questo fragor d'armi, queste grida di combattenti? Questo frastuono orribile non ti annunzia che si dà l'assalto al castello, non ti predice la caduta della tua casa? Non ne aver dubbiezza. La possanza dei Frondeboeuf, assodata col sangue, crolla dalle sue fondamenta, e va a diroccare sotto i colpi di que' nemici ch'ella più vilipese. I Sassoni, Reginaldo! i Sassoni assaliscono la tua rocca. Perchè ti stai in ozio, mentre il Sassone scala le tue muraglie?»

«Santi e demonii!» sclamò il cavaliere «ah! restituitemi un istante le mie forze, tanto ch'io mi precipiti nella mischia, e perisca in un modo degno del nome mio.»

«Non pensare a ciò, valoroso guerriero. Non morirai della morte de' prodi. La tua morte sarà come quella della volpe, poichè i villani han posto fuoco alla sua tana.»

«Tu menti, sciagurata strega; i miei armigeri varranno a rispignere l'inimico; queste mura sono forti ed alte abbastanza, nè i due amici che vegliano in mia difesa paventano un esercito di Sassoni, quand'anche Hengist e Horsa ne fossero i condottieri. Il grido di guerra del Templario e della compagnia franca s'innalza su tutti gli altri. La vittoria è nostra, e sull'onor mio il fuoco festevole che accenderemo per celebrare il trionfo ti consumerà perfin l'ossa. Vivrò quanto basta per saperti passata dal fuoco di questo mondo a quel dell'inferno, che non vomitò mai sulla terra un demonio di te più esecrabile.»

«Godi d'una tale speranza» disse Ulrica, mettendo infernale sorriso. «Ti aspetto alla prova. Ma no:» fece una pausa, indi soggiunse «gli è d'uopo che tu sappia fin d'ora qual sorte ti aspetta, sorte che la tua possanza, la tua forza, il tuo coraggio non ti giovano ad evitare, benchè questa debole mano te l'abbia apparecchiata. Non osservi tu qual vapor denso e soffocante empie la stanza! Il credevi forse un'apparenza nata o da' tuoi occhi che s'appannano, o dal respiro che ti divien più difficile? No, Frondeboeuf, quanto provi ora ha un'origine tutta diversa. Non ti ricordi che il magazzino delle legna sta sotto di questo appartamento?»

«Donna!» egli sclamò. «Vi avresti tu appiccato il fuoco? Sì, pel giusto Iddio! questo è fumo, e il castello sta per essere in preda alle fiamme.»