«Esse non tarderanno a sollevarsi per l'aere» disse Ulrica col tuono il più crudelmente tranquillo «un mio segnale avvertirà i Sassoni di profittar dell'istante che i difensori del castello daranno opera ad estinguere l'incendio. Addio, Frondeboeuf. Possano Mista, Scrogula, Zernebock, e tutte le divinità degli antichi Sassoni, che sono i presenti demonii a quanto ne insegnano i nostri preti, esserti consolatori al tuo letto di morte. Ulrica vi ti abbandona. Sappi nondimeno, se questa è consolazione per te, che m'appresto al viaggio medesimo; poichè gli è giusto che come già ai tuoi delitti, io partecipi alla punizione cui ora t'affretti. Intanto, addio parricida, addio per sempre, o parricida. Possa ogni pietra di questa vôlta acquistar favella per ripeterti una tal voce finchè il tuo orecchio non sia più in istato di nulla udire.»

Pronunziando tai detti uscì della stanza, e Frondeboeuf ascoltò il romore della doppia vôlta da costei data alla chiave, e l'altro quando la ritrasse dalla toppa, a fine di togliergli persino qualsivoglia probabilità di scampo. Disperato il cavaliere alzò il grido quanto potè per chiamar servi ed amici che non erano in istato di udirlo.

«Stefano, san Mauro, Clemente, Gilles! mi lascerete voi morire consunto dalle fiamme senza arrecarmi soccorso? Prode Bois-Guilbert, valoroso Bracy, aiutatemi, aiutatemi! È il vostro amico quello che vi chiama! Abbandonerete voi un confederato, un fratel d'armi, cavalieri spergiuri, felloni cavalieri? E voi perfidi vassalli, obbedite così ai cenni del vostro padrone? Possano tutte le maledizioni dovute ai traditori cadere su i vostri capi, o voi che mi lasciate così miseramente perire! Ma essi non mi odono, non possono udirmi; lo strepito della pugna affoga quello della mia voce. Il fumo si fa denso più che mai. Oh! mi fosse dato respirar l'aere puro un istante, anche a costo del mio annichilamento! Cielo! la fiamma attraversa il suolo; il demonio vien contro di me spiegando le bandiere dell'elemento a lui sacro. Lunge di qui, spirito malefico, non è giusto ch'io ti segua se non vengono con me i miei compagni; tutto quanto è fra queste mura ti appartiene. Avvisasti forse non trascinare con te che Reginaldo di Frondeboeuf? No, l'infedele Templario, il dissoluto Bracy, l'infame Ulrica, gli armigeri che mi soccorsero nelle mie imprese, que' cani di Sassoni, i maledetti Israeliti, miei prigionieri, debbono seguirti con me. Così ti presenterai con una bella e splendida scorta in sul sentier dell'inferno.» Nel tempo stesso mandò uno scroscio di convulso riso cui ripetè ogn'eco di quel vasto appartamento. «Chi osa qui ridere?» esclamò. «Tu forse Ulrica? Non vi sono altri fuor di te, o di Satana, che possano ridere in simile istante!»

Perduta finalmente ogni speranza, si abbandonò a violento impeto di rabbia, imprecando in foggia esecrabile contra il genere umano, contra il cielo, contra sè stesso; le quali bestemmie, poichè sarebbe perfino empia cosa il narrare, ci asterremo dal compiere sì orribile dipintura, abbandonando il parricida al supplizio che egli avea ben meritato.

CAPITOLO XXX.

»A che o prodi, l'indugio? Il valor sia

»Che a que' merli ne adduca; e ognun fra noi

»Per sì nobil cagion spento, ministri

»Generoso sgabel della sua salma

»A chi ne sopravvive. In sulle vette