«Non fuggirò altrimenti» rispose Rebecca: «noi ci salveremo entrambi o insiem periremo. Ma, Dio d'Abramo! mio padre! il mio povero padre! qual sarà il suo destino?»
Nel medesimo istante si aperse la porta della stanza ove entrò il Templario. Spaventoso ne era l'aspetto; infranta l'armatura e coperta di sangue, arso in parte il pennacchio, che ne sormontava il cimiero.
«Ti trovo finalmente» egli disse a Rebecca «tu vedi com'io serbi la promessa che ti ho data d'aver comune con te la prospera e la cattiva sorte. Non rimane che una via di salute, ed ho affrontati ben cinquanta rischi per venirtela ad additare. Alzati e tosto mi segui.»
«Non sarà ch'io vi segua sola» rispose Rebecca «ma se voi succhiaste il latte di una donna, se qualche idea avete soltanto della carità, della pietà, se il vostro cuore non è più duro dell'armatura che addossate, salvate il vecchio mio genitore, salvate questo cavaliere ferito.»
«Rebecca» rispose il Templario colla feroce calma solita a mostrarsi in costui «un cavaliere dee sapere far buon viso alla morte, sia che la punta d'una lancia, sia che le fiamme glie l'appresentino. Quant'a un Ebreo, chi diavolo vuol prendersi fastidio per un Ebreo?»
In mezzo a così orrida confusione, Cedric accompagnato dal fedele Gurth, che nel durar della mischia non s'era mai scostato dal suo padrone... pag. 277.
«Guerrier selvaggio!» sclamò Rebecca «morirò in mezzo alle fiamme anzichè accettar tuo soccorso.»
«Solamente non ti rimarrà la libertà della scelta; mi fuggisti una volta, non mi fuggirai la seconda.»