Detto ciò la prese fra le braccia portandola fuor della stanza, nè facendo caso veruno de' suoi pianti, delle sue grida, e molto meno curandosi delle minacce e delle imprecazioni d'Ivanhoe che esclamava con voce di tuono: «Scellerato Templario, obbrobrio del tuo ordine! lascia questa giovinetta, traditore Bois-Guilbert! tutto il tuo sangue sconterà tale oltraggio.»

«Se non erano le tue grida, o Wilfrid» disse il cavalier Nero, che un momento dopo entrò nella stanza, colla visiera dell'elmo sempre calata «io non riusciva a trovarti.»

«Se siete cavaliere» Ivanhoe rispose «non pensate a me. Inseguite quel vile rapitore, salvate lady Rowena; cercate conto del nobile Cedric.»

«Ciascuno a sua volta» rispose il cavaliere dal catenaccio[45] «ma questa è la tua.»

Così dicendo s'impadronì d'Ivanhoe, trasportandolo colla medesima facilità posta dal Templario nel condur fuori la Israelita, e giunse alla porta di soccorso carico di questo peso, che consegnò indi alle cure di due arcieri, rientrando di poi nella rocca per arrecare agli altri prigionieri salvezza.

Benchè il fuoco si fosse dilatato dalla torre a molt'altre parti di quell'edifizio, le fiamme non ebbero rapido progresso quanto il potevano, a cagione della grossezza de' muri e della saldezza delle volte che ogni stanza coprivano. Ma quelle porzioni di fabbrica sulle quali usava minori devastamenti l'incendio, divenian teatro di scene parimente spaventevoli, perchè la rabbia degli uomini ivi dispiegava il proprio furore. Gli assedianti perseguivano di sala in sala i difensori della rocca, e nel sangue degli armigeri del feroce Frondeboeuf sbramavano la sete di vendetta che gl'infiammava contra quanto apparteneva a costui. Invano taluno de' ridetti armigeri chiese quartiere. Non fuvvi tra loro chi potesse ottenerlo. Altri pugnarono da disperati e cara vendettero la propria vita. Rintronava l'aere del romor dell'armi e de' gemiti, mentre ogni lastrico scorgeasi innondato dal sangue de' feriti e de' moribondi.

In mezzo a così orrida confusione, Cedric accompagnato dal fedele Gurth, che nel durar della mischia non s'era mai scostato dal suo padrone, e gli salvò più d'un colpo che senza tal compagno non avrebbe potuto evitare, trascorreva il castello cercando lady Rowena per ogni dove; e fu tanto felice per trovarla in tal punto che avendo ella perduto qual si sia speranza, si premea contra 'l seno la sua croce da collo, e indirigeva al cielo preci ch'ella giudicava le estreme. Affidatala a Gurth, gli comandò condurla entro il fortino. I nemici in allora non erano più da temersi, nè le fiamme interrompevano ancora tutti i passaggi.

Cedric pertanto continuava le sue indagini in quel recinto colla speranza di rinvenire Atelstano, e deliberato ad affrontare qualunque rischio per salvare l'ultimo rampollo della sassone dinastia. Ma prima ch'ei giugnesse alla sala ov'era stato egli medesimo prigioniere, il genio inventore di Wamba gli avea già suggerito modo di procacciare libertà a sè e al compagno suo d'infortunio.

E ciò accadde nel tempo del secondo assalto, allorquando lo strepito di voci e d'armi annunziava più violento il bollor della pugna. Il matto in quell'istante si diede a gridare: Vivano san Giorgio e l'Inghilterra! Il castello è nostro. E per rendere più spaventoso un tal grido, che reiterò più d'una volta, percotea l'una contro l'altra le vecchie armature sospese all'intorno di quella sala.

Una sentinella posta alla porta, il cui spirito era già in istato di esagitazione, credè i nemici entrati in quella sala per una finestra, e presa da spavento, e senza avvisare nè manco a chiuder la porta, corse in traccia del Templario per arrecargli sì fatto annunzio. Nulla pertanto impacciando la fuga de' due prigionieri, pervennero ben tosto al cortile della rocca, divenuto esso pure teatro di pugne. Molti di quegli assediati, parte a piedi, parte a cavallo, s'erano raccolti attorno al feroce Templario con animo di tentare una ritratta colla forza dell'armi, e d'assicurarsi la sola via di scampo che lor rimanesse. Bois-Guilbert avea fatto sbassare il ponte levatoio; ma ardua cosa e piena di pericoli diveniva il passarvi sopra, perchè una mano di assalitori tenea il davanti della porta principale del castello, onde togliere appunto qualunque via di fuggire agli assediati; e alloraquando poi videro calato il ponte, si sforzarono di penetrare per avere la lor parte di bottino innanzi che le fiamme consumassero per intero la fortezza. Nel medesimo tempo quelli che entrarono per la porta di soccorso, incalzavano quella stessa truppa, che trovavasi così assalita in prospetto e alle spalle.