Così favellava il cappellano assumendo tuono di non più udita intrepidezza. Ma chi è da tanto di sottrarsi al proprio destino? Il colpo del cavalier Nero ebbe tale onnipossente virtù, che a grande stupore di tutti gli astanti fe' cadere come corpo morto l'atleta.
Si rialzò tostamente non manifestando nè confusione nè collera. «Collega carissimo» diss'egli al cavaliere, «voi avreste potuto temperare un po' più la vostra botta, perchè, per san Dunstano! vi volea un cranio forte siccome il mio a non rimanere spaccato. Ma eccovi la mia mano in pegno che non farò mai più con voi di tali contratti; vedo che sarei sempre dal lato del perdere. Non si pensi omai a quello che è stato, ma piuttosto al riscatto del Giudeo, perchè già il leopardo non cambia mai pelo, e l'ebreo sarà sempre ebreo.»
«Il nostro cappellano» disse Gilberto «dopo la piccola correzione che ha avuta non fa più tanti conti sulla conversion dell'Ebreo.»
«Che cosa c'entri tu a parlare di conversioni? La subordinazione è andata a spasso da questo campo? Tutti fanno dunque i padroni? Sappi, manigoldo, che la mia testa era... sì, era estenuata dalla fatica quando ricevei il colpo del cavaliere, senza di che l'avrei sostenuto altrimenti; e se ti talenta che ricominciamo insieme la giostra, potrò farti vedere...»
«Zitto là!» sclamò Locksley «zitto là! abbiam sul tappeto altri affari. E tu, Ebreo, pensa a quello che puoi offerirne pel tuo riscatto. Non mi fa mestieri il dirti, che la tua schiatta si ha per maladetta da ogni brigata di Cristiani e che quindi la tua presenza ne incomoda. Sarai dunque condotto in luogo di sicurezza, mentre farò venire al mio cospetto un prigionere di un'altra specie. Intanto avrai tempo di meditare ai modi che hai di redimerti.»
«Trovansi fra i prigionieri molti soldati di Frondeboeuf?» chiese il cavalier Nero.
«Non ve n'è un solo, da cui si potesse sperare qualche riscatto» rispose Locksley. «Pochi poveri uomini, ai quali ho permesso d'andarsi a cercare un altro padrone! Non v'era da guadagnar nulla nel conservarli; quanto alla vendetta, ne abbiam fatto anche di troppo. Tutti insieme non valeano un quarto di scudo. Ma il prigioniere di cui vi parlo è di miglior lega; un frate che si direbbe un cicisbeo in atto di visitare la sua innamorata, a giudicarne dall'eleganza e dalla finezza della biancheria ch'egli porta. Ma ecco il degno Monsignore, più azzimato d'un cortegiano.»
E in quell'istante fu visto comparire dinanzi al soglio del capo degli arcieri il nostro antico amico Aymer, priore di Jorvaulx, cui due guardie facevano scorta.
CAPITOLO XXXII.
»Larzio dov'è? Che indugia ancor? Gli ufici