«Ti farà la tua ricevuta, o Isacco, tel promettiamo» disse tosto Locksley. «Colla stessa occasione procaccerai il suo riscatto ed il tuo.»

La voce tuo tornò a far impallidire l'Ebreo. «Il mio! rispettabili signori? non vi dissi già quant'io sia povero? Non ho più che rovina e disperazione dinanzi agli occhi. Quando vi avessi pagato cinquanta corone, non mi rimarrebbe altra via di campare che un bordone da mendicante.»

«Ciò è di quanto il Priore giudicherà» riprese a dire Locksley. «Che ne pensate voi, padre Aymer? L'Ebreo è egli in istato di pagare un buon riscatto?»

«S'egli è in istato! Che cosa te ne pare, Isacco d'York? Egli è ricco, sappiatelo, da poter riscattare le dieci tribù d'Israel, che furono ridotte in servitù dagli Assirii. Di persona non lo conosco gran fatto, ma il nostro cellerario e il nostro tesoriere ebbero seco lui parecchi negozi, e la sua casa d'York, a quanto ognuno vocifera, ringorga tanto d'oro e d'argento, ch'ella è una vera infamia per un paese cristiano. Ogni buon cattolico è scandalezzato al vedere come venga sofferto che tai sanguisughe s'impinguino, a furia d'avanie e d'usure, delle sostanze di tutti i cittadini, e persino di quelle della Santa Madre Chiesa.»

«Non si lasci così scaldar dallo sdegno la Reverenza vostra priorale» Isacco soggiunse «e rammenti ch'io non costringo nessuno a ricevere il mio danaro. Se qualche persona batte per chiederne in prestito alla mia porta, sia principe o priore, cavaliere o prete, laico o uom del clero, usa con me tutt'altri modi: Mio caro Isacco, mi presterete voi tal servigio? Abbandonerete un amico nella disgrazia? Sarò puntuale al termine convenuto. Ma quando poi questo termine arriva: Cane d'Ebreo! che tutte le piaghe dell'Egitto vengano addosso alla maladetta tua schiatta! e ne regalano di quante imprecazioni son le più acconce ad ammutinar la plebaglia contro di uno sfortunato popolo di stranieri.»

«Priore» allora disse Locksley «comunque ebreo, qui poi non ha tanto torto. Orsù, concludiamo! Pronunziate, senza volerlo rovinare, il suo riscatto come egli ha pronunziato il vostro.»

«Non ci vuol veramente che un famosus latro, vocabolo di cui vi darò la spiegazione a tempo e luogo» soggiunse Aymer «un famosus latro, per valersi d'egual peso e misura verso un prelato cristiano e verso un circonciso infedele. Ma poichè pretendete ch'io ponga prezzo alla libertà di questo sgraziato, non tacerò come sareste ingiusti con voi medesimi se lo mandaste libero a minor prezzo di mille corone.»

«Bellissima sentenza! bellissima sentenza!» sclamarono a coro gli arcieri. «Il Cristiano dà a divedere la sua superiorità sull'Ebreo; e ne tratta con maggiore generosità.»

«Dio de' miei padri!» gridò Isacco. «Volete voi dunque ridurre alla mendicità il più sfortunato degli uomini? Ieri ho perduta la mia figlia, e oggi mi farete perdere ogni modo di vivere!»

«Se tu non hai figli» replicò Aymer «tanto meno hai bisogno di essere ricco.»