«Sì Ebreo» in questa soggiunse Aymer «prosternati dinanzi a Dio che figurano in questa terra i ministri de' suoi altari. Chi sa, che un pentimento sincero, unito ad una convenevole donazione a favore della cassa di san Roberto, non ti ottenga da Dio misericordia e grazia così per te come per tua figlia Rebecca? La vidi alla posta d'armi d'Ashby e prendo parte alle sventure di questa giovane, perchè mi sembrò bella e ben fatta; ho qualche prevalenza sull'animo di Brian di Bois-Guilbert, e una mia raccomandazione presso di lui non ti sarebbe inutile, se tu sapessi meritartela.»
«Oimè! oimè!» sclamò l'Ebreo: «la mano dell'oppressore si solleva d'ogni banda contro di me. Son fra le mani dell'Assirio e dell'Egiziano.»
«E qual vorresti miglior destino alla maladetta tua schiatta» continuò il Priore; «poichè dissero le Sante Scritture: Verbum Domini projecerunt et sapientia nulla est in eis, che te lo spiegherò in volgare. Non fecero conto della parola del Signore, ed ogni saggezza gli abbandonò, e vien dopo il propterea dabo mulieres eorum exteris, darò le loro femmine agli stranieri, e lo straniero nel caso nostro è il Templario; et thesauros eorum haeredibus alienis, e le lor ricchezze ad altri eredi.[49]»
Isacco mandò un profondo sospiro, si torse le mani e ricadde nello stato suo di cordoglio e di disperazione.
Allora Locksley trasse in disparte l'Israelita: «Isacco, pensa bene ai tuoi casi. Se vuoi accettare un parere da me, procurati un amico in questo Priore. Quanto è vanaglorioso, altrettanto è avaro, perchè le sue prodigalità fanno che i danari sien sempre pochi per lui. A te non è difficile il contentarlo; perchè non creder poi, ch'io presti fede a questa tua povertà, ed abbimi per meglio istrutto che non pensi de' tuoi affari. Mi è nota sin quella tale cassa di ferro ove tieni i sacchetti d'argento. Sì. Ti immagini forse che io non sappia di quella gran pietra che sta sotto un pomo del tuo giardino di York, quella che fa da coperchio ad una picciola scala, d'onde si scende ad un sotterraneo arcato?..... So tutto.»
A tai detti l'Ebreo divenne pallido come la morte.
«No, no: non temer nulla per parte mia,» proseguì l'arciere «ma ci conosciamo ch'è lungo tempo. — Dimmi. Ti ricordi tu d'un arciere infermo, che tua figlia riscattò dai ferri, che custodì nella tua casa a York sintantochè lo avesse risanato compiutamente, ed al quale nel licenziarlo tu donasti una moneta d'oro? Benchè usuraio, tu non impiegasti mai meglio il tuo danaro, perchè, non fosse altro, questa moneta d'oro ti ha risparmiate cinquecento corone quest'oggi.»
«Ah! siete voi quel tale» soggiunse l'Ebreo «che chiamavano in allora Diccon Bendbow? Mi parea bene conoscere la vostra voce.»
«Sono appunto Bendbow Locksley, ed ho ancora un altro nome.»
«Però, generoso Bendbow, siete in errore al proposito del sotterraneo arcato. Quant'è vero che vivo, non racchiude se non alcune vecchie mercanzie, che spartirò con voi di buon grado. Cento aune circa di panno verde di Lincoln, buono da far giustacuori alla vostra gente, un centinaio di bastoni di tasso di Spagna ad uso d'archi, e altrettante corde di seta, rotonde, eguali e di prima qualità; le quali cose vi spedirò in compenso delle buone intenzioni che avete manifestate a mio riguardo; ma, onesto Bendbow, posso fidarmi che custodirete fedelmente il segreto intorno al sotterraneo arcato?»