«Fedelmente quanto potrebbe conservarlo un sepolcro; e ti dico anzi la verità: mi duole, e sinceramente mi duole della disgrazia accaduta a tua figlia. Ma ora non posso fare nulla a suo pro. Templestowe non è tal caccia, ove arrivino le nostre frecce. Se fossi stato prima informato del ratto di questa giovane, avrei potuto avvisare ai modi per liberarla, ma adesso non ti rimangono che gli espedienti della politica. Vuoi tu ch'io m'incarichi di negoziare per te col Priore?»
«Per l'amor del cielo, buon Bendbow! soccorretemi a ricuperare questo frutto delle mie viscere.»
«Mi metto dunque all'opera per te, ma bada che la tua avarizia non venga ad attraversarmi il lavoro.»
Detto questo, lasciò l'Ebreo, che nondimeno lo seguitò come la propria ombra.
«Priore Aymer» disse il capo «seguitemi un istante sotto questo albero. — Mi hanno detto, ser Priore, che il vino e i sorrisi della beltà vi piacciono anche più di quanto converrebbe forse all'abito di cui vestite; ma ciò non mi spetta nè poco nè assai. M'han detto ancora che un paio di buoni cani da caccia, un bel palafreno, una borsa onestamente piena son cose per voi stuzzicanti. Ma niuno si è mai avvisato rimprocciarvi un sol atto d'oppressione o di crudeltà. Premesso ciò, vedete qui il nostro Isacco, che vorrebbe farvisi aggradevole, e contribuire ai vostri diletti, offerendovi un sacchetto di cento marchi d'argento, e colla speranza poi che presso l'amico vostro, il Templario, vi faceste intercessore affinchè gli fosse restituita la figlia.»
«Sana, salva, intatta qual era allorquando mi fu involata» aggiunse l'Ebreo; «altrimenti è nullo il contratto,»
«Silenzio, Isacco, o pianto lì i tuoi interessi! Che dite dunque intorno alla mia proposta, priore Aymer?»
«Ella è di tal natura che merita di essere presa in esame. Poichè se per una parte è opera buona quella che mi proponete, per l'altra poi dovendo essa tornare a vantaggio d'un Ebreo, la mia coscienza ripugna. Non di meno, quando l'Israelita volesse aggiugnere altri venti marchi, che gioverebbero alla costruzione del nostro dormitorio, mi farei meno scrupolo nell'aiutarlo a ricuperare la figlia.»
«Non saranno... zitto, Isacco! Non saranno venti marchi, abbiano poi da servire pel dormitorio o per un paio di candellieri da altare, non saranno, dico, venti marchi che ci faranno rompere il negozio.»
«Ma pensate dunque, buon Diccon Bendbow,» interruppe l'Ebreo, «a che....»