«Ma buon Ebreo, o per meglio dire buona bestia, buono scarafaggio» sclamò Locksley perdendo la pazienza «metti tu dunque in bilancia venti miserabili marchi d'argento col tuo onore, colla vita della tua figlia? Vivadio! se ardisci profferir più una parola, non passano tre giorni ch'io ti spoglio di quanto possedi su questa terra.»
Chinò gli occhi Isacco, e divenne muto.
«Ma qual mallevadore avrommi di quanto or promettete?» soggiunse il Priore.
«Il migliore fra i mallevadori possibili» rispose Locksley «l'interesse medesimo dell'Ebreo. Perchè se mai la vostra mediazione giugnesse a tornarlo in poter di sua figlia, nè vi pagasse fino all'ultimo soldo la somma pattuita, giuro per sant'Uberto, me ne dovrebbe render tale conto da augurarsi d'aver pagato venti volte di più.»
«Ebbene, Ebreo» disse Aymer «poichè è deciso ch'io mi frammetta in questa bisogna, dammi il tuo calamaio e la penna... No, aspetta. Vorrei piuttosto far un digiuno di ventiquattro ore, che valermi della penna d'un Giudeo. Dove però trovarne un'altra?»
«Semprechè vostra Reverenza non abbia scrupolo di valersi almeno del calamaio dell'Ebreo, quanto alla penna, mi assumo io provvederla.»
E in dir ciò diè volto all'arco, e scoccò una freccia contro un'oca salvatica, antiguardo d'una falange di sue compagne che peregrinavano alle lontane e solitarie paludi di Holdarness, la quale passava allora per di sopra il capo a Locksley. L'augello cadde trafitto a' piedi dell'arciere.
«Tenete, Priore» disse Locksley «eccovi quanto è d'uopo a fornir di penne d'ora ad un secolo tutti i monaci di Jorvaulx, già non si danno spesso la briga di scrivere le loro cronache.»
Aymer si assise e preparò a tutto suo agio la lettera per Brian di Bois-Guilbert. Dopo averla indi accuratamente suggellata, la consegnò all'Ebreo. «Tieni. Ecco il tuo passaporto per condurti a Templestowe; vorrei sperare che tal lettera giovasse a farti restituire la figlia, se però la domandi ne' convenevoli modi, perchè non devi ignorare come il buon cavaliere di Bois-Guilbert appartenga ad una confraternita, che non fa mai nulla per nulla.»
«Adesso, o Priore» soggiunse Locksley «non vi tratterrò più, se non se il tempo necessario a far la vostra ricevuta all'Ebreo per le seicento corone, prezzo pattuito del vostro riscatto. Accetto Isacco per mio banchiere, e se mai giugnesse a mia saputa, che moveste allo stesso Isacco la menoma obbiezione sulla validità di tale ricapito, che dovrà aversi come danaro nel saldare i suoi conti, giuro per santa Maria; che metto fuoco al convento di Jorvaulx, dovessi quindi essere appiccato dieci anni più presto.»