Veramente il Priore nel far tale ricevuta non mise tutta quella buona grazia con cui si prestò a scrivere la lettera per Bois-Guilbert. Ma, neppur volendo, gli sarebbe stato possibile esimersi, nè dal trasmettere ad Isacco questa confessione di una somma pagata per riscattarlo, nè dal comprendere nella stessa confessione l'obbligo di dar credito del danaro a chi il danaro somministrava.

«Ora» soggiunse Aymer «vi domanderò la restituzione delle mie mule e del mio palafreno, degli anelli, delle catene, de' gioielli, in somma di tutte le cose che mi toglieste; e vi chiederò parimente che lasciate liberi i due reverendi confratelli che m'accompagnavano. Voi vedete che il mio riscatto è pagato.»

«I reverendi vostri confratelli, ser Priore, potranno seguirvi dovunque andiate, e il trattenerli sarebbe ingiustizia. Così vi saranno restituite le mule ed il palafreno; e vi forniremo ancora il danaro necessario per trasferirvi a York; perchè sarebbe atto crudele il togliervi i modi da continuare il vostro cammino; ma quanto agli anelli, ai gioielli, alle vesti preziose, dovete sapere aver noi una coscienza assai timorata per non volere compromettere un uom rispettabile, che si ha siccome morto a tutte quante le vanità della terra, per non volerlo, dissi, compromettere alla tentazione di contravvenire alle regole del proprio ordine col portare ornamenti mondani.»

«Pensate bene a quel che fate, signori miei, prima di mettere profane mani su i beni della Chiesa. Vengono questi annoverati inter res sacras, e voi non sapete i pericoli cui si cimenta un laico sol che osi toccarli.»

Allora entrò in campo l'eremita: «Ciò non v'affanni, reverendo Priore; m'assumo io questo carico.»

«Amico, o piuttosto nemico» gli rispose il Priore cui niente garbava un tal modo di toglier di mezzo gli scrupoli «se veramente appartenete a qualche ordine religioso, vi consiglio pensar piuttosto al conto che dovrete rendere al vostro giudice ecclesiastico sulla parte presa a tutto quanto è accaduto quest'oggi.»

«Fratello Priore» replicò l'eremita «bisogna che sappiate com'io spetti ad una piccola diocesi, della quale sono ad un tempo il giudice ecclesiastico; laonde non mi prendo del vescovo d'York maggior briga di quanta me ne diano il priore di Jorvaulx e tutto il suo rispettabil convento.»

«Gli è d'uopo conchiudere» disse il Priore, guardando in cagnesco quel suo collega salvatico «che voi siate un di coloro, i quali avendo ricevuti gli ordini sacri, senza esservi stato chiamato dal Signore, profanano la santità del lor ministero, e mettono in pericolo le anime di coloro cui si arrogano fare da guide: lapides pro pane condonantes iis, dando loro sassi per pane, come sta scritto nella Vulgata.»

«Se non fosse stato d'uopo che di latino a spaccarmi il cranio, vi giuro che non avrebbe durato sì lungo tempo» rispose l'eremita, «ma io sostengo dinanzi a voi che lo spacciare preti orgogliosi e mondani della vostra sorte da tutte queste vanità d'anelli e gemme, è atto altrettanto legittimo quanto il fu quello degli Ebrei, allorchè s'impadronirono delle suppellettili degli Egiziani.»

«Tu non sei che un cherico da strada» sclamò adirato il Priore: «Excommunicabo vos