Allora entrò di mezzo Wamba, che già occupava il suo solito luogo, seduto sopra uno scanno, il di cui dorsiere vedevasi decorato da due orecchie d'asino, e posto dietro al seggiolone del Signore, che a quando a quando si ricordava di porgere qualche minuzzolo al buffone, concedendogli sia facoltà di prenderlo dal piattello stesso del padrone, grazia talor compartita anche ai cani favoriti che ammessi venivano nella sala. Il nostro Wamba aveva dinanzi a sè un tavolino, e tenendo le calcagna sulla spranga della propria seggiola, parea non intento ad altro che alle vivande delicate, di cui lo presentava Cedric; pur non perdeva alcuna occasione che a lui si offerisse per adempiere agli ufizi della propria carica. Laonde alle ultime parole pronunziate dal Templario non si fece riguardo d'interromperlo, sclamando: «Queste tregue cogli Infedeli mi fanno ben venir vecchio!»
«Che vuoi tu dire con ciò o matto?» Gli chiese il padrone con quel tuono, che lo dimostrava inclinato a prendere in buona parte le costui facezie.
«Gli è perchè di queste tregue ne ho veduto conchiudere tre; e ciascuna d'esse doveva durar cinquant'anni. Per conseguenza, facendo bene i miei conti, adesso io debbo avere, almeno almeno, cencinquant'anni.»
Il Templario che riconobbe allora l'amico della foresta, si volse a lui immantinente: «Comunque sieno le cose, mi prendo io l'assunto che non morirete di vecchiezza, se un'altra volta vi prende il talento di trarre in inganno i viaggiatori smarriti, siccome usaste con noi questa sera.»
«Che ascolto? Sciagurato!» Sclamò Cedric. «Trarre in inganno i viaggiatori! Tu meriti le verghe, perchè questo, anzichè di pazzia, è un vero atto di malignità.»
«Vi prego, nostro zio, non vogliate impedire che la pazzia divenga protettrice della malizia. Io non ho commesso che un leggiero sbaglio, confondendo la mia mano destra colla sinistra. Ma tale sbaglio, può ben perdonarmelo chi prende un matto per guida e per consigliere. Io dico che costui commette un fallo più grande d'assai.»
Venne interrotto il colloquio dal giugner d'un paggio, il quale annunziò starsi alla porta uno straniero, che chiedeva ospitalità.
«Entri subito, chiunque egli sia» rispose Cedric. «In una tempestosa notte siccome è questa, anche le bestie selvagge cercano la protezione dell'uomo, che è il loro mortale nemico, e ciò fanno piuttosto che affrontare il furore degli elementi. Osvaldo, andate a vedere, ed abbiate cura che questo straniero non manchi d'alcuna cosa.»
Osvaldo uscì immantinente per eseguire gli ordini del suo padrone.