«Egli è dunque capo di una forza militare?»

«No, Fitzurse, ei non aveva con seco se non se alcuni arcieri, specie di scorridori che nè manco lo conoscevano. Egli si accompagnò ad essi per impadronirsi di Torquilstone.»

«Ravviso a questo sol tratto Riccardo» disse allora Waldemar; «l'impresa è degna d'un vero cavaliere errante, che corre ventura, che vuol riportarne buon successo, aiutato sol dalla forza del proprio braccio a guisa d'un Amadigi, d'un Galaor, intantochè trascura gli affari del proprio regno e l'interesse della propria salvezza. E che divisate dunque di fare, o Bracy?»

«Io! Gli offersi il mio servigio, ma mi rispose che non si fidava di me. M'accingo a partire per Hall congiuntamente alla mia compagnia franca. Giunto colà, noleggerò un naviglio che mi trasporti in terra di Francia. E voi, Waldemar, abbandonerete voi la politica? prenderete la lancia e lo scudo, verrete a partecipar meco della buona o della cattiva fortuna che il cielo mi serba?»

«Son troppo vecchio, o Maurizio; ed ho una figlia che non m'è lecito l'abbandonare.»

«Datela a me in isposa, o Waldemar, e col soccorso di Dio e della mia spada la manterrò in un grado degno di lei.»

«No, no;» disse Fitzurse: «io mi riparerò nella chiesa di san Pietro di questa città e vi troverò un asilo. L'arcivescovo mi ha giurato fede e amicizia.»

Nel durare di sì fatto colloquio, il Principe rinveniva a poco a poco dallo stato di stupore, in cui tratto avealo tale notizia sì poco aspettata; laonde udì quanto bastava i discorsi di questi due cortegiani.

«Costoro si stolgono da me» dicea fra sè stesso. «Non sono eglino più congiunti alla mia persona di quanto il sia una foglia secca allorchè soffia il vento d'autunno. Per l'inferno! non saprò io trovare vigore in me stesso ancorchè m'abbandonino questi vigliacchi?» E mentre ei meditava tai cose, la sua fisonomia si compose ad espressione sinistra e diabolica; finalmente interruppe in sì fatta guisa i loro discorsi.

«Ah! ah! ah! per gli occhi della Madonna, o signori! Ammiro la vostra prudenza, il vostro senno, e soprattutto il vostro coraggio, che sagrificate in un medesimo tempo ricchezze, onori e piaceri; che vi ritraete dal giuoco quando un bell'ardimento può darvelo vinto.»