«Non comprendo, o signore, le vostre idee» disse Bracy. «Appena sia noto il ritorno di Riccardo, non gli mancherà un esercito sotto i suoi ordini, e allora, quale speranza rimane per noi? Piuttosto, o Principe, vi do per consiglio ritirarvi in Francia, o vero ricorrere alla protezione della Regina madre.»
«Io non temo nulla in quanto spetta alla sicurezza mia personale» rispose con altero tuono Giovanni. «Un solo accento detto da me a mio fratello basta ad assicurarmela. Ma benchè io vi trovi tanto ben preparati ad abbandonarmi, così voi ser di Bracy, come anche voi, ser Fitzurse, non avrei caro di vedere i vostri capi collocati sulla porta di Clifford. Perchè vi immaginate forse, o Waldemar, che lo scaltrito arcivescovo non vi lasciasse arrestare fin sui gradini dell'altare, se sapesse di poter fare a tal costo la pace sua con Riccardo? E voi, Bracy, dimenticate forse che Roberto d'Estouteville, postosi a capo di tutte le sue forze vi chiude la strada di Hull, e che il conte di Essex mette in armi quanti ha vassalli? Se avevamo qualche ragione di temere questi due capi prima del ritorno di Riccardo, quanto più dobbiamo poi paventarli oggi giorno! Dubitate forse della parte cui si atterrebbero? D'Estouteville solo è forte a bastanza per tagliare a pezzi tutta la vostra compagnia franca.»
Fitzurse e Bracy si guardarono l'un l'altro con fisonomia scompigliata.
«Non è aperta che una sola via al salvamento di tutti» continuò Giovanni aggrottando le ciglia, e in tuon truce; «colui che ne è cagion d'atterrire, suol viaggiar solo. Fa d'uopo corrergli incontro.»
«Non sarò quell'io» sclamò vivamente Bracy; «mi ha fatto suo prigioniere; mi ha usato grazia; non sarà ch'io tocchi una piuma del suo cimiero!»
«E chi vi commette di farlo?» rispose il Principe con alterezza. «Vorrei vedere in voi l'audacia di dire ch'io ho comandata la morte di mio fratello. No: ad un evento, basterebbe anche la prigionia. Poco ne rileva ch'ei sia prigioniero piuttosto nell'Austria o nell'Inghilterra; le cose non rimarrebbero quindi che nello stato in cui erano, allorquando ordimmo il divisamento della nostra impresa. Ella fondavasi sulla speranza, che Riccardo rimarrebbe dimenticato in un carcere dell'Alemagna. Che grave disordine! Nostro zio non morì egli prigione nel castello di Cardiffe?»
«Gli è vero» rispose Waldemar «ma Enrico, il padre vostro, stava sul proprio trono, più sicuro di quanto possiate sperare esserlo voi. Sostengo non trovarsi miglior carceriere del beccamorti. Non vi è torre tanto ben guardata quanto lo è nelle chiese l'arcato sotterraneo d'una sepoltura.»
«Carcere o sepoltura!» disse Bracy. «Io me ne lavo le mani, nè mai mi frammetterò in tale bisogna.»
«Furfante!» sclamò il Principe corrucciato. «Avresti forse idea di tradirne?»
«Non ho mai tradito nessuno» rispose con alterezza Bracy «nè son io quegli cui possa appropriarsi il predicato di furfante.»