In quell'istante medesimo entrò nel giardino uno scudiere coperto d'un mantello logoro anzichè no, perchè gli aspiranti nel durare del lor noviziato portavano per umiltà gli abiti dismessi dai cavalieri; il quale scudiere, dopo avere profondamente salutato il Gran-Mastro, si tenne in piedi dinanzi a lui, per aspettarne la permissione di rompere il silenzio, e spiegargli i motivi che il conducevano.
«Osservate quanto faccia più convenevole mostra di sè in oggi Damiano, vestito umilmente e in rispettoso silenzio, che non giorni fa coperto di ricchi e splendidi abiti, per cui somigliava ad un vero pappagallo. Parla, Damiano, acconsento. Che vuoi tu dirmi?»
«Nobile e reverendo Gran-Mastro, un Ebreo sta alla porta, e chiede parlare al fratello Brian di Bois-Guilbert.»
«Ben facesti ad avvisarmene. Quando vi siamo noi, un cavaliere non è nulla più d'un semplice compagno, e dee condursi giusta la volontà del suo superiore, non giusta la propria. Ne rileva assai l'indagare gli andamenti di Bois-Guilbert» diss'egli a Corrado.
«La fama lo divulga siccome prode e coraggioso» soggiunse l'altro.
«E la fama non mentisce» riprese a dire il Gran-Mastro. «Gli è soltanto in valore che non abbiamo tralignato dai predecessori, da quegl'illustri eroi della Croce. Ma il fratello Brian entrò, cred'io, nel nostro consorzio per capriccio e scontenti avuti nel mondo, da cui per questa sola cagion si ritrasse; nè i voti ch'ei pronunziò furono figli di una vocazion sincera. Egli sempre si mise a capo di coloro che bisbigliano, che si querelano, che osano mostrarsi restii all'autorità del Gran-Mastro, ponendo in obblivione che la nostra regola gli conferì il bastone e la verga; il bastone a sostegno del debole, la verga a punizione del colpevole. Damiano, conducete alla nostra presenza questo Giudeo.»
Dopo aver fatto un rispettoso saluto si ritirò l'aspirante, e di lì a poco ricomparve seguito da Isacco d'York. Non mai schiavo tratto dinanzi a possente principe si accostò a' piè del trono con maggiore spavento e terrore quanto ne invase Isacco nell'avvicinarsi al Gran-Mastro. Si arrestò qualche passo lontano da lui, e Beaumanoir, avendogli fatto cenno d'avanzarsi ancora, gli si prostrò innanzi, baciando la terra in atto di reverenza, e rialzatosi lentamente si tenne in piedi al suo cospetto colle braccia incrocicchiate sullo stomaco, e col capo inclinato all'usanza degli schiavi d'Oriente.
«Ritirati, o Damiano» disse il Gran-Mastro, «e fa che quattro armigeri sieno pronti ad eseguire i miei ordini ai primi segnali ch'io ne darò. Non permettere ad alcuno, se non ne siamo usciti noi, l'accesso in giardino.»
Essendosi ritirato Damiano: «Giudeo» disse Beaumanoir con alterissimo tuono «ascoltami attentamente. Non mi appartiene il perdere gran tempo e parole con chicchesia, molto meno con un tuo pari. Rispondi adunque brevemente alle interrogazioni ch'io sono per farti, e soprattutto abbi cura di non mentire, perchè se la tua lingua cerca ingannarmi, per la santa Croce! farò strappartela.»
L'Ebreo s'accigneva a rispondere, ma non gliene lasciò tempo il Gran-Mastro.