«Zitto là, infedele! Non ti è lecito parlare al nostro cospetto se non se per rispondere alle interrogazioni che ti moveremo. Che affari hai tu col fratel nostro Brian di Bois-Guilbert?»

Sorpreso da subitaneo terrore l'Ebreo, non sapea che rispondere. S'ei raccontava con franchezza la storia delle cose accadutegli, poteva essere tacciato d'uom che cercasse infamare l'ordine de' Templarii; operando diversamente perdeva ogni speranza di ricuperare la figlia. Beaumanoir s'avvide di quel mortale spavento, ma lo attribuì al rispetto che egl'inspirava; onde si degnò rassicurarlo.

«Rispondimi con coraggio, o Ebreo, tu non hai nulla di che spaventarti, semprechè non ti studi a mascherarmi la verità. Ti domando adunque per qual motivo brami vedere Brian di Bois-Guilbert.»

«Col beneplacito del venerabile vostro Valore» rispose balbettando Isacco «sono apportatore d'una lettera indiritta a questo prode cavaliere dal rispettabile Aymer, priore di Jorvaulx.»

«Nol dissi io che viviamo in tempi deplorabili?» si volse il Gran-Mastro a Corrado. «Un priore dell'ordine di Citeaux scrive a un soldato del Tempio, e per inviar la sua lettera non trova messo più convenevole d'uno sciagurato Giudeo? Dammi quella lettera.»

Con man tremebonda Isacco trasse la lettera dalle pieghe del berrettone, entro cui per maggior sicurezza l'avea collocata, e stendendo la mano e incurvando il corpo fece un passo avanti per presentarla al Gran-Mastro.

«Fatti addietro» l'altro rispose. «Non tocco gl'Infedeli che colla punta della mia spada. Corrado, ricevete voi questa lettera, indi passatela nelle mie mani.» Per tal modo Beaumanoir, avendo avuta la lettera dalle mani del Commendatore, ne esaminò attentamente il soprascritto e l'esterno, poi s'accinse a farne lettura.

«Venerabile Gran-Mastro, romperete voi il suggello?» gli chiese Corrado.

«E perchè no? Non istà forse scritto al capitolo quarantesimosecondo delle nostre regole, che nessun Templario riceverà lettere, neanco dal suo padre medesimo, se non le comunica al Gran-Mastro, e se alla presenza di lui non le legge?»

Intanto che scorse affrettatamente la lettera, l'orrore e la sorpresa se gli dipinsero in volto. La lesse più consideratamente una seconda volta, e porgendola con una mano a Corrado, e percotendola leggermente coll'altra sclamò: «Ecco qual leggiadra lettera scrive un Cristiano ad un Cristiano, e tutti due questi Cristiani han fatto profession religiosa! Quando verrai tu» esclamò sollevando gli occhi al cielo «a sceverare il loglio dal buon grano?»