«Una strega!» replicò Alberto Malvoisin «Ah! i santi angeli abbiano protezione di noi!»
«Sì, una strega. Oserete voi negare, che Rebecca, figlia di quello sciagurato usuraio, Isacco d'York, discepola dell'altra infame strega Miriam, trovasi ora.... ho rossore al sol pronunziarlo! stanziata nella vostra Commenda?»
«La vostra saggezza, reverendo Gran-Mastro, squarcia ora il velo che copriva i miei occhi. Io non poteva riavermi dalla maraviglia in veggendo un prode e degno cavaliere qual è Brian di Bois-Guilbert, vinto, a divenirne furioso, dai vezzi di cotesta giovane, che non ricettai in questa casa, se non se per allontanare un consorzio più intrinseco fra l'uno e l'altra, e per prevenire la caduta del più valoroso, del più stimabile fra' nostri fratelli.»
«Voi siete adunque sicuro ch'ei non ha ancora contravvenuto ai propri voti!»
«Sotto questo santo tetto! Ne prendo a testimonii santa Maria Maddalena e le undicimila vergini! Se errai nel ricevere cotesta donna, ne fu cagione una speranza venuta in me, che tenendola accuratamente rinchiusa, impedirei ogni comunicazione fra essi, e così giugnerei a risanare il fratel mio da un affetto, sembratomi sì straordinario, sì poco naturale, che il credei anzi demenza, e riguardai Bois-Guilbert com'uomo piuttosto meritevole di compassione che di rimproveri. Ora che la saggezza vostra ha scoperto essere una strega questa Israelita, tal circostanza dilucida le cagioni di un traviamento che non si sapeva spiegare.»
«Oh! sì certo! lo spiega;» soggiunse Beaumanoir. «Vedete, Corrado, qual sia il pericolo di chi cede alle prime seduzioni del tentatore! Taluno fisa gli sguardi sopra una femmina per soddisfare soltanto il diletto della vista, per contemplare quanto chiamasi bellezza. Intanto il nemico del genere umano adopera sortilegi e talismani per compir l'opera della nostra perdita, che l'imprudenza e la leggerezza hanno incominciato. Forse, in tale occasione il nostro fratello Bois-Guilbert merita più del biasimo la pietà. Forse m'è d'uopo adoperar seco lui il bastone pastorale per sostenerlo anzichè la verga per castigarlo. Possano i nostri consigli e le nostre preghiere svolgerlo dalla follia che lo ha invaso, e ridonarlo al fratelli!»
«Ella sarebbe al certo una sciagura altissima pel santo Tempio» si fè a dir Montfichet «il perdere una delle migliori fra le nostre lancie, il perderla allorchè il nostro Ordine abbisogna del soccorso di tutti i suoi figli. Questo Brian di Bois-Guilbert ha uccisi oltre a trecento Saracini di propria mano.»
«Il sangue di questi maladetti cani» soggiunse il Gran-Mastro «sarà un'offerta aggradevole agli angeli ed ai santi dileggiati e bestemmiati da costoro. Col soccorso di queste celestiali potenze distruggeremo l'effetto degl'incanti e de' sortilegi che usò il demonio a trar nella rete il nostro fratello. Tal soccorso ne romperà i lacci, come Sansone infranse le nove funi onde i Filistei l'avevano avvinto. Così Brian di Bois-Guilbert potrà ancora immolare al cielo centinaia d'Infedeli. In quanto spetta a questa sgraziatissima strega che osò fare scopo degli operati malefizii un soldato del Tempio, ella morirà della morte che le si appartiene.»
«Ma le leggi dell'Inghilterra!» disse il Commendatore, cui ben piacea che gli sdegni del Gran-Mastro anzichè disacerbarsi sopra lui e Bois-Guilbert prendessero altra dirittura, ma temeva ad un tempo che lo stesso Gran-Mastro portasse tropp'oltre le cose.
«Le leggi dell'Inghilterra», rispose Beaumanoir «permettono ed anzi comandano a ciascun giudice di far eseguire i giudizi nella propria giurisdizione. Non v'è picciol barone, che non possa far arrestare, giudicare, condannare qualsivoglia strega trovata ne' suoi dominii. Or negherebbesi lo stesso diritto al Gran-Mastro del Tempio in una commenda del suo ordine? No. Noi la giudicheremo, la condanneremo. L'indegna fattucchiera non contaminerà oltre la terra, e con essa avrà fine la virtù de' suoi sortilegi. Commendatore, fate allestire la grande sala del castello serbata ai giudizi.»