«Cercateli dunque sull'istante, o Malvoisin, ed ascoltatemi. Se un paio di bisanti d'oro fossero necessari a rinfrescare la loro memoria non vi ristate per tale spesa.»

«Che dite voi di bisanti d'oro? Per uno zecchino giurerebbero strega la madre che li generò.»

«Vedeteli adunque, perchè a mezzogiorno comincia la formazione del processo. Non ho mai osservato tanta impazienza e sollecitudine nel nostro vecchio capo dopo il giorno che condannò ad arder vivo Hamet-Alfagi, mussulmano convertito, poi ritornato alla fede di Maometto.»

Lo scocco della gran campana del castello indicava mezzogiorno, allorchè Rebecca intese il rumor di pedate verso la scala che guidava all'appartamento da lei occupato. E poichè queste annunziavano esser più d'una le persone che salivano, s'allegrò di tal circostanza; nè sapea di fatto che vi fosse cosa per lei da temersi tanto quanto una visita dell'impetuoso Bois-Guilbert; ogn'altra possibile sventura le inspirava minor terrore. Si aprì la porta della sua stanza, d'onde la giovane vide entrare Alberto di Malvoisin e Corrado Montfichet, seguiti da quattro guardie vestite di nero; e che portavan labarde.

«Figlia d'una maladetta schiatta» le disse il Commendatore «alzati e vieni con noi.»

«E dov'è che volete condurmi?» lor chiese Rebecca.

«Ebrea» rispose Corrado «non tocca a te fare interrogazioni. Tu devi unicamente obbedire. Sappi ciò null'ostante che sei per essere condotta innanzi al tribunale del Gran-Mastro del nostro sant'Ordine, e che ivi sarai giudicata.»

«Sia lode al Dio d'Abramo!» sclamò Rebecca, sollevando al cielo le mani. «Dirmi che verrò tratta al cospetto di un giudice, benchè sia nemico al mio popolo, gli è assicurarmi che troverò un protettore. Vi seguirò col massimo de' contenti, permettetemi soltanto ch'io metta il mio velo.»

Scesero indi tutti la scala con passo lento e solenne, e dopo attraversata lunghissima loggia si chiuse dinanzi a loro una grande porta fornita di due battitoi, onde si trovarono nella sala ove il Gran-Mastro avea posto il tribunale suo temporaneo.

L'estremità inferiore della sala, separata da un cancello, era piena di molta folla di popolo, perchè il Gran-Mastro avea comandato si lasciasse ad ognuno libero l'ingresso a fine di rendere più solenne il giudizio. Laonde non senza fatica vi attraversarono per mezzo i due Templarii, Rebecca e i quattro armigeri che chiudeano quel ferale corteggio. E fu in questo intervallo, che una persona non osservata fe' pervenire un pezzetto di carta fra le mani di Rebecca, che lo ricevè senza fare su di ciò molta attenzione, ma quanta per altro le bastò a conservarlo, e che la incoraggiò, pervenuta al luogo assegnatole, a sollevar gli occhi e ad esaminare in presenza di chi si trovasse. La scena che le si offerse agli sguardi verrà descritta nel seguente capitolo.