CAPITOLO XXXVI.

»Primier delitto, cui feroce zelo

»Trasse l'iniqua turba de' mortali

»Il far di rei decreti auspice il Cielo

Il medio evo.

Il tribunale preparato al giudizio dell'innocente quanto infelice Rebecca occupava il pulvinare, ossia la parte alta della grande sala, specie di pianerottolo da noi già descritto, e sede privilegiata de' signori de' castelli e di que' loro ospiti cui questi voleano far onore.

Rimpetto alla donzella accusata, sopra un seggio più alto di tutti gli altri, sedeva il Gran-Mastro coperto di bianco mantello, e tenendo colla mano il bastone mistico che presentava il simbolo dell'Ordine. Ai piè di lui vedeasi una tavola, e innanzi a questa seduti due scribi, cappellani dell'ordine, de' quali era ufizio il registrare a mano a mano le cose che ivi accadevano. Le negre vesti, i capi calvi e le figure gravi de' ridetti scribi presentavano una specie di chiaroscuro a petto del contegno bellicoso in cui mostravansi i cavalieri presenti a quell'adunata: d'essi una parte avea stanza in Templestowe, ed un'altra al corteggio del Gran-Mastro spettava. Quattro commendatori erano collocati sopra scanni meno alti del seggio assegnato al Gran-Mastro, e posti in una linea meno avanzata. Venivano dopo di questi semplici cavalieri seduti sopra panche ancor meno alte, e così distanti dai commendatori, come questi lo erano dal Gran-Mastro, dietro essi ed in piedi scorgeansi gli aspiranti, poi in ultima fila gli scudieri dell'Ordine.

Tutto aspirava gravità profonda in quell'assemblea. Ciò nullameno scorgeansi sulla fisonomia de' cavalieri le tracce d'un ardimento militare temperato da una specie di solenne raccoglimento che la presenza del Gran-Mastro inspirava.

Tutt'all'intorno della sala stavano guardie armate di partigiane, e la moltitudine che empieva la parte inferiore era stata ivi condotta dalla curiosità egualmente e dal desiderio di vedere un Gran-Mastro e una strega ebrea. Beaumanoir avea voluto in tal giorno che le porte di Templestowe fossero aperte ad ognuno, affinchè non mancasse ogni possibile pubblicità all'atto di giustizia cui intendeva d'accignersi. I suoi grand'occhi azzurri s'aprivano, parea quasi, più dell'usato, in fisando quell'adunanza, composta per vero in gran parte di contadini dei vicini villaggi, e sarebbesi detto che la fisonomia di lui veniva dilatata dalla coscienza dell'alta sua dignità, e del merito ch'egli attribuiva a quel ministerio, in cui avea parte primiera. Si aperse l'adunata con un salmo che intonarono i due cappellani, e ch'egli accompagnò con sonora voce, cui gli anni non aveano tolta la forza. I solenni versetti del Venite exultamus Domino, che i Templarii rintronavano sì sovente nel dar battaglia ai nemici terrestri gli sembrarono i più addicevoli a celebrare il trionfo cui si prefiggea riportare contra le potenze infernali; perchè sotto simile aspetto ei riguardava il giudizio al quale si preparava, e che in sua deliberazione aveva già pronunziato.

Cessati i canti, il Gran-Mastro volse gli occhi sopra la comitiva che gli stava dintorno, e vide vôto il seggio assegnato ad uno di que' cavalieri. Bois-Guilbert, che vi stava da prima, l'aveva abbandonato, tenendosi in piedi ad un angolo in vicinanza degli aspiranti, e dispiegando quanto potea con mano il mantello, quasi sollecito di nascondere il volto; coll'altra mano strignea l'impugnatura della spada guernita del fodero, e colla punta di essa descriveva, com'uomo distratto, linee irregolari su quel pavimento di quercia.