Terminatasi questa medica discussione, il contadino chiese umilmente gli venisse restituito il balsamo statogli così salutare.

«Qual è il tuo nome, o furfante?» gli domandò aggrottando le sopracciglia il Gran-Mastro.

«Higg, figlio di Snell» rispose quel contadino.

«Ebbene, Higg, figlio di Snell, sappi da me essere miglior cosa il rimanere paralitico tutta la vita, che dovere la propria salute ai soccorsi degl'Infedeli, i quali ebbero solamente dal demonio il potere di dire: alzati e cammina. Egli è anche miglior cosa privar costoro a viva forza de' loro tesori, che accettarne benevolenza e doni, o mettersi al lor salario. Ritirati e profitta della lezione.»

«Mi spiace, con sopportazione della Reverenza vostra, che l'insegnamento vien tardi per me» rispose il contadino «perchè non son più buono a far nulla, ma potrò ben additare ai miei due fratelli, servitori in casa del ricco rabbino Nathan-Ben-Samuel, il precetto di vostra Grandezza, e spiegar loro come sia cosa più conforme alle leggi l'assassinare che il servire con fedeltà i propri padroni.»

«Si faccia ritirar tosto questo sciagurato chiacchierone» sclamò il Templario; non aspettandosi mai di udire tal conseguenza dedotta dalle sue massime.

Higg, figliuolo di Snell, appoggiato alle sue stampelle si mischiò tosto alla folla. Prendendo però molta parte al destino della sua benefattrice, e sollecito d'ascoltare come si conchiudea, rimase nella sala, a rischio di scontrarsi un'altra volta nel guardo burbero del terribile giudice, di cui lo facea fremere la sola presenza.

Il Gran-Mastro ordinò allora che si levasse il velo Rebecca, la quale schiudendo le labbra per la prima volta, rispose timidamente, ma con dignità, che le figlie d'Israele non avevano l'uso di scoprire al cospetto del pubblico il volto. Tal modesta risposta, e il tuono timido di voce dal quale fu accompagnata, commossero a favore di lei tutto quell'uditorio. Il solo Beaumanoir, credendosi dalla coscienza obbligato a reprimere qualsivoglia moto d'umanità, capace di raffreddare il suo zelo nell'eseguir cosa da lui riguardata siccome debito, reiterò il comando; laonde una di quelle guardie fe' l'atto di strappare il velo alla giovane Israelita. Ma questa, alzatasi immantinente, s'indirisse al Gran-Mastro e ai cavalieri che le stavano attorno «Per l'amore delle figlie vostre!» sclamò.... «Ah! io dimenticava che non ne avete. Dunque, per quella tenera ricordanza, che serberete almeno delle vostre madri, delle vostre sorelle, deh! vi supplico, non sofferite che un uomo alla presenza vostra commetta la mano sopra un'infelice donzella! Voi siete gli anziani del vostro popolo. Ebbene! vi obbedirò da me stessa.»

Sì fatti accenti vennero pronunziati con tal espressione di rassegnazione e dolore che quasi ne intenerì persino il cuore di Beaumanoir. Nel medesimo tempo sollevando essa il velo lasciò veder quel suo volto cui invermigliava il pudore, e dignitoso a malgrado dello spavento onde era compresa. L'avvenenza di lei eccitò un bisbiglio mosso da ammirazione, e quei giovani cavalieri, l'un l'altro guardandosi, sembravano dirsi cogli occhi esser que' vezzi il possentissimo sortilegio da cui fu vinto il cuore del loro fratello. Ma Higg, figliuolo di Snell, fu quell'unico che l'aspetto della sua benefattrice costrinse a rompere a suo malgrado il silenzio: «Lasciatemi uscire» gridò questi agli armigeri che custodivano la porta; «il sol vederla mi ucciderebbe.... Non sono io nel novero de' suoi carnefici?»

«Non ti angosciare, buona persona» disse la giovane che intese tale esclamazione. «Tu non hai potuto nuocermi col dire la verità, nè il tuo affannarti mi giova. Taci, o ritirati.»