«Entrate, se siete amico» diss'ella; «e quand'anche foste un nemico, io non ho modi per impedirvi l'accesso.»
«Gli è d'uopo ch'io sia o l'uno o l'altro» disse in entrando Bois-Guilbert «e le conseguenze del colloquio a cui vengo, m'instruiranno quai delle due parti dovrò sostenere.»
Spaventata alla vista d'un uomo, dalla cui passione colpevole Rebecca scorgea l'origine d'ogni presente sventura, si fece addietro sinchè toccasse l'estrema parete dell'appartamento, dando a divedere nel volto agitazione anzichè tema, e stette in piedi in questa postura colle spalle al muro, come persona, che assalita dai masnadieri appoggia il dorso ad un albero, risoluta a vender caro la propria vita.
«Voi non avete alcun motivo di temermi, o Rebecca; o, per parlare più aggiustatamente, voi non avete alcun motivo di temermi in simile istante.»
«Di fatto io non vi temo» rispose Rebecca benchè l'affaticato respiro della medesima sembrasse dismentire l'eroismo che ne' suoi discorsi manifestavasi «ho posta in Dio ogni mia confidenza, ei mi concederà, se lo vuole, soccorso.»
«Di tal soccorso non avete d'uopo contro di me. Non son distanti da noi che due passi le guardie incaricate di custodirvi sino all'istante di venir condotta al luogo del vostro supplizio. Non ho sovra queste alcuna autorità. Onde al menomo strepito le vedreste giugnere, e correrei pericolo io medesimo se mi sorprendessero in tale luogo.»
«Ne sia lode a Dio!» sclamò Rebecca, «il timor della morte non è la cosa che più mi spaventi in questo albergo della iniquità.»
«Certamente l'idea della morte non ha nulla di cui si spaventi un'anima coraggiosa, se però questa morte non sia accompagnata da circostanze che la rendano più terribile. Perire d'un colpo di lancia o di spada è pressochè un nulla per me. Pressochè un nulla per voi il precipitarvi da voi medesima dall'alto d'una rocca, o il trapassarvi il seno con un pugnale. Voi preferireste una tal morte a quanto chiamate vostro onore. Nè coll'ultima espressione intendo farvi credere, ch'io pure intorno all'onore non abbia idee romanzesche siccome le vostre, ma che che ne sia vorremmo entrambi morire anzichè rinunziare a questo onore.»
«Uomo sciagurato!» rispose Rebecca. «E vi condannaste dunque a cimentare la vita per massime che riguardate romanzesche, e delle quali la vostra ragione, il vostro intelletto non vi dimostrano la saldezza? Voi profondete i tesori per cose che non si possono convertire in pane. Ma non crediate già eguali la condizion vostra e la mia. I vostri propositi possono cambiarsi a grado de' flutti volubili dell'umana opinione. I propositi miei posero l'áncora su lo scoglio de' secoli.»
«Chetatevi, o Rebecca: tai discorsi in questo momento son fuor di stagione. Voi siete condannata a morire, ma non d'una morte presta e facile, qual la desidera la sventura, qual la disperazione la cerca; la morte che vi si prepara debbe essere lenta, terribile, accompagnata da que' crudeli tormenti che sono serbati a quanto una diabolica superstizione nomina vostro delitto.»