«E se tale è il mio destino, chi ne deggio incolpare? Non ne è forse autore colui che abbandonandosi ad una passione colpevole mi ha qui condotta a mio malgrado; colui che adesso, non so con quai fini cerca atterrirmi colla dipintura orribile dei mali che mi sovrastano, e ai quali egli solo mi avventurò?»
«Non crediate ch'io abbia avuta questa scellerata intenzione. Che anzi in tal giorno vorrei nel sottrarvi ai pericoli mettere altrettanta sollecitudine quanta ne ebbi nel ripararvi col mio scudo dalle frecce che venivano lanciate contro di noi nel castello di Torquilstone.»
«Se fosse stato disegno vostro il concedere onorevole protezione ad una giovane sventurata, io vi dovrei adesso tutta la mia gratitudine; ma noto essendomi lo scopo cui intendeste, mi è forza dirvi, che comunque abbiate cercato le tante volte farvi un merito di quanto operaste avrei grandemente preferito il perdere la vita al trovarmi salva in vostro potere.»
«Risparmiate, o Rebecca, i rimproveri. Io medesimo son ben tutt'altro che scevro di cordogli. A che cercate voi inasprirli?»
«Qual dunque ora è la mente vostra, ser cavaliere? Fate con pochi accenti che io la conosca. Se avete qualch'altra mira che non sia pascere lo sguardo vostro delle sciagure da voi medesimo cagionate, affrettatevi a rendermene consapevole, poi lasciatemi in balía di me stessa. L'intervallo che dee per me disgiugnere il tempo dall'eternità è breve quanto terribile, nè mi restano, il vedete, che pochi istanti per prepararmi alla morte.»
«Dunque voi persistete, o Rebecca, nell'incolparmi di quelle sventure, che avrei voluto distogliere da voi a costo di quanto ho di più caro sopra la terra?»
«Vorrei ben risparmiarvi rimproveri, ser cavaliere; ma non è egli certo ch'io non debbo la morte mia fuorchè alla passione colpevole?...»
«No, no» sclamò precipitosamente il Templario «voi v'ingannate nell'attribuirmi colpa di quanto non era in me nè il prevedere nè l'impedire. Poteva io forse indovinare l'improvviso arrivo di questo imbecille fanatico, che alcune prove di coraggio, e gli encomii dati all'austerità di una stolta superstizione, hanno sollevato alla sede ove trovasi? Sede immensamente al di sopra del merito suo e del suo sapere, e da cui gli venne il diritto di comandare a me ed a tanti cavalieri del nostro Ordine, il cuore de' quali non è invilito sotto il peso delle ridicole fallacie che sono norma ai pensamenti, ai discorsi, alle azioni di quest'uomo spregevole!»
«Per altro voi stavate fra coloro che mi giudicarono; voi prendeste parte alla mia condanna, voi al quale è nota più che ad alcun altro la mia innocenza; e se non mi sono ingannata, voi dovete mostrarvi brandendo l'armi per sostenere la giustizia della sentenza contra me profferita e far più sicura la morte mia.»
«Ragionate con più calma, o Rebecca. Non v'è chi meglio della vostra popolazione sappia cedere alla procella e governare il naviglio in guisa da trar profitto d'ogni vento anche contrario.»