«Ah! fu l'istante il più malauguroso per la nostra nazione quello in cui dovette ricorrere a sì fatti espedienti. Ma la avversità prostra il cuore, come il fuoco rende inchinevole l'acciaro, inflessibile di sua prima natura. Quelli che perdettero i legittimi loro sovrani, e che privi di patria vedono dimorando in altra terra la nativa contrada spogliata di libertà e di independenza, son costretti ad umiliarsi al cospetto dello straniero. Tal maledizione il cielo pronunziò contra noi, e la dobbiam, non v'ha dubbio, ai nostri falli e a quelli de' nostri padri; ma voi, ser cavaliere, voi che vi gloriate della libertà siccome di diritto assicuratovi dalla nascita, non sentite rossore di sottomettervi, sin contra il vostro convincimento medesimo, agli altrui pregiudizi?»
«L'amarezza regna ne' discorsi vostri, o Rebecca» disse il Templario che trascorreva con impazienza l'appartamento; «nè qui venni per commettermi a tali rimproveri. Sappiate che Bois-Guilbert non cedè a nessuno sopra la terra, anche allorquando le circostanze il costringono ad alterare i propri divisamenti o a distorsene. La mia volontà è il torrente che discende dalle montagne; ben si può sviarne il corso, ma non impedirgli di pervenire all'oceano. Pensa al biglietto onde ti venne il consiglio di domandare un campione. Come credevi tu che sarebbe pervenuto nelle tue mani, se lo stesso Bois-Guilbert non tel faceva trasmettere? Chi fuor di lui avrebbe presa cotanta cura del tuo destino?»
«Alcune ore di più d'una vita angosciosa, una pausa che forse non tornerammi d'alcun giovamento, ecco adunque ciò che operaste per la infelice, sul capo della quale avete accumulati voi stesso i disastri, e sotto a' cui piedi avete scavata colle vostre mani la tomba!»
«No, Rebecca: qui non si stettero i miei divisamenti. Se non era il maladetto intervento di quel vecchio stolto, di quello sciagurato Goodalrick, che comunque Templario, vuol far pompa di attenersi ne' giudizii alle ordinarie norme della umanità, niuno avrebbe pensato ad incaricare della difesa dell'Ordine quell'uomo che il Gran-Mastro in suo cuore vorrebbe anzi scacciato dall'Ordine, l'uomo riguardato siccome vittima o complice de' pretesi vostri sortilegi. Senza un tal contrattempo, al primo squillar della tromba, che tal si fu la mia idea, sarei comparso nella lizza qual vostro campione, sotto vesti di cavaliere errante che cerca avventure per provare la bontà della sua lancia e della sua spada; e m'avesse pure opposti Beaumanoir due o tre de' fratelli assembrati a Templestowe, un colpo della mia lancia bastava a far votare ad essi l'arcione. Riconosciuta in tale guisa, o Rebecca, la vostra innocenza, mi sarei fidato alla generosità dell'animo vostro sulla cura di mostrar gratitudine al cavalier vittorioso.»
«Non ravviso che uno sfarzo di vanagloria in quanto or mi dite, ser cavaliere, e una premura di attribuirvi a merito quanto avreste fatto se non vi parea più convenevole partito l'operar altrimenti. La realtà è che riceveste il mio guanto. Il mio campione (quand'anche accadesse che una donna, com'io abbandonata, ne trovasse pur uno) dovrà cimentarsi ai colpi della vostra lancia. E dopo ciò potete vantarvi dinanzi a me qual mio amico, qual mio protettore?»
«Sì, vostro amico, vostro protettore» ripetè in grave tuono il Templario; «ma ponete mente a qual rischio, o per meglio dire a qual certezza di disonore m'è forza commettermi; laonde non mi darete torto se desidero porre i miei patti prima di sagrificare quanto ebbi finor di più caro alla brama di salvare i giorni d'una donzella di Giuda.»
«Spiegatevi più chiaro, fin qui non v'intendo.»
«Ebbene, io vi parlerò con altrettanta franchezza quanta può metterne un penitente il più timorato a' piedi del confessore. Se ora non mi presento alla lizza, o Rebecca, perdo tai cose a me più rilevanti dell'aria medesima che respiro, la stima intendo de' miei confratelli, e la speranza di vedermi un giorno insignito di quella suprema autorità, che oggi fa altero il più imbecille, il più superstizioso fra gli uomini, Luca di Beaumanoir. Tale è l'inevitabile destino che mi sovrasta, se non propugno coll'armi la giustizia della sentenza pronunziata contro di voi. Maladetto sia quell'insensato vecchio, quel Goodalrick, che mi trasse in simile agguato! E maladetto doppiamente Alberto di Malvoisin, che m'impedì, quando mi prese voglia di gettare il vostro guanto sul volto al fanatico rimbambito, che porse ascolto ad accuse cotanto assurde, e spinte a danno d'una creatura, di cui l'anima è sublime, quanto incantatrici ne sono le sembianze.»
«A che giovano queste circollocuzioni dell'adulazione? Voi stavate perplesso tra il sangue d'una fanciulla innocente per una parte, e la perdita per l'altra del vostro grado e della speranza di ottenerne uno ancor più eminente. Qual è mestieri adesso di frasi? La vostra scelta fu fatta.»
«No, Rebecca» disse il cavaliere, ammollendo il tuon della voce, e vie più accostandosi alla prigioniera. «La mia scelta non è ancor fatta, e toccherà a voi il dettarmela. Se comparisco or nell'arena, gli è necessario ch'io sostegna la rinomanza acquistatami; laonde sia che troviate o non troviate un campione, non ne avverrà quindi che per voi non arda il rogo fatale. Perchè non v'è cavaliere che a parità d'armi abbia avuto vantaggio nel battersi meco, eccetto Riccardo-Cuor-di-Leone ed Ivanhoe suo favorito. Ivanhoe, vi è noto, non è in istato d'impugnar l'armi; Riccardo vive prigioniero in terra straniera. S'io pertanto entro in arringo, voi siete certa di perire, quantunque i vostri vezzi avessero sedotto qualche giovane inconsiderato ad assumersi di difendervi.»